Balla, sogna, ama – Sophie Flack

La Newton Compton continua a pubblicare libri al costo di un menù medio di Mc Donald’s – e io ne approfitto ogni volta che posso. Non mi è andata sempre bene, ma nella collezione si trovano anche diversi titoli davvero meritevoli. Balla, sogna, ama fa decisamente parte di questa categoria.

L’ho afferrato al volo appena l’ho visto in libreria, perchè i libri su danza&affini mi attirano come una mosca sul miele. Oltretutto, per onor di cronaca, mi trovavo a girare con le stampelle causa caviglia sologata e, per questo, mi sono un filino immedesimata nel clichè della ballerina infortunata che non può più danzare – solo un filino, però.

Si tratta di un romanzo in buona parte autobiografico scritto da Sophie Flack, che è davvero stata a lungo una delle prime ballerine del New York City Ballet. Non viene narrata una vera e propria storia: il libro non è altro che una profonda e sofferta presa di coscienza sulla difficoltà di perseguire un sogno così totalizzante – e soprattutto su quanto ne valga davvero la pena, alla fine. Vale la pena di rinunciare a vivere una vita normale in cambio della sensazione assoluta e così difficile da spiegare che si prova esibendosi sul palco, davanti a un pubblico in delirio? Questo è quello che la protagonista Hannah Ward, alter ego di Sophie, si chiede sempre più spesso. Sarà, come quasi sempre succede in storie come questa, l’incontro con un ragazzo speciale ad aiutarla a capire quale direzione desidera dare alla sua vita.

Balla, sogna, ama, però, non merita di essere etichettato come un romanzo rosa, nè tantomento come l’ennesimo esempio di chick lit. Racconta il mondo della danza classica ad altissimi livelli con onestà e coraggio, senza risparmiare i lati più spiacevoli che si nascondono dietro tutù e trucco di scena. Un  mondo in cui ci si sfinisce di prove estenuanti e gli infortuni sono all’ordine del giorno, dove non c’è spazio per niente altro che non sia ballare, ballare, ballare. Un mondo in cui l’amiciza vera sembra non esistere, soffocata dalla competizione estrema e dalla fatica fisica. Un mondo in cui l’essere sottopeso viene incoraggiato non solo dalla tua compagna di stanza con probabili disordini alimentari, ma soprattutto da adulti responsabili e capaci di intendere e di volere che guardacaso sono i tuoi insegnanti e genitori. Sembra quasi che il mondo del balletto segua delle regole proprie che non hanno nulla a che vedere con quelle del mondo normale, quello dei “pedestri”, come Hannah e le sue amiche chiamano i non-ballerini.

Sophie Flack ci chiede tra le righe di non giudicare, poichè non è possibile farlo se non lo si è provato, o se si vede solo uno spiraglio di quella che è l’intera scena – e noi non lo faremo. Rimane però, nell’aria, la domanda: fino a dove è giusto spingersi per realizzare un sogno?