Gli amanti fiamminghi – Paolo Maurensig

Scegliendo questo libro, la cui trama mi aveva intrigato, non ho riconosciuto il nome di Paolo Maurensig (Gorizia, 1943), autore di Canone inverso, da cui fu tratto un film che trovai melenso e un po’ banale. Se mi fosse venuto in mente, probabilmente non avrei acquistato Gli amanti fiamminghi (2008) e avrei risparmiato denaro e delusione.

Nel libro si intrecciano due vicende raccontate da narratori diversi e avvenute in tempi diversi. Nel mezzo si collocano un romanzo incompiuto e il dipinto di Bruegel Il trionfo della morte. A fare da cornice è la storia di due coppie di mezza età, Jacopo ed Emma e Manola e il primo narratore (del quale non viene mai fatto il nome): i quattro partono per la Catalogna, dove però non arriveranno mai perché il loro viaggio si interrompe in Provenza con la morte di Jacopo in circostanze poco chiare. L’altra storia, incastonata nella prima, è narrata invece da Jacopo stesso ed è il romanzo dal titolo Gli amanti fiamminghi a cui stava lavorando prima di morire: la storia autobiografica di un appassionato amore giovanile.

L’autore costruisce due trame distinte, ma accomunate dalla presenza centrale della figura di Jacopo. Attorno a lui si muovono gli altri personaggi e tutti, in misura maggiore o minore, sono tormentati da drammi personali: alcuni si muovono lungo la sottile linea che separa sanità e follia, altri quella linea l’hanno definitivamente e tragicamente oltrepassata. Tra questi ultimi, probabilmente, anche il primo narratore, insicuro, frustrato, morboso, patologicamente invidioso dell’amico Jacopo.

L’idea di partenza è molto buona e poteva dare vita ad una storia avvincente e sconvolgente di amore, follia e morte; tuttavia l’autore non è stato capace di spingersi fino al fondo dei grovigli interiori dei personaggi e non ha saputo sviluppare in maniera originale spunti narrativi già sfruttati da altri, come quello del quadrilatero sentimentale tra i personaggi della cornice o del dramma dello scrittore che non riesce più a mettere penna su carta.

La trovata più felice resta probabilmente quella dei disegni lasciati da un pittore morto prematuramente e ispirati al particolare degli amanti in basso a destra nel quadro di Bruegel: sono i disegni che il giovane Jacopo (che a 8 anni si era già imbattuto in quel quadro e in quel dettaglio) aveva ricevuto il compito di rintracciare e che avevano segnato per sempre la sua vita. Ma non c’è molto altro in questo romanzo, che resta complessivamente alla superficie delle cose e spreca una buona opportunità.

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Recensione di
D. S.

Sono una lettrice vorace, una cinefila entusiasta e un'insegnante appassionata del suo lavoro; e non so concepire le tre cose disgiunte l'una dall'altra.

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