Voglio vivere prima di morire – Jenny Downham

Questo è un libro che vi consiglio caldamente di prendere, ma di non leggere subito. Conservatelo per uno di quei giorni grigi, in cui tutto sembra andare storto – dal caffè della mattina al collega che lancia frecciatine velenose e gratuite, dalle porte della metro che vi si chiudono in faccia fino alla macchina che per strada vi schizza d’acqua. Quei giorni in cui non accade niente di catastrofico o di drammatico, solo il lento e a tratti noioso scivolare della vita, con le sue piccole meschinità, le difficoltà, gli imprevisti, le noie e le rogne. La prossima volta in cui vi capita un giorno così – e non si deve mai aspettare molto – prendetevi una piccola pausa e cominciate a leggere questo libro. Verrete travolti, come un fiume di emozioni.

Tessa ha sedici anni e sta morendo. Non fosse che su argomenti del genere è assolutamente proibito ironizzare, si potrebbe ammettere che la letteratura e il cinema hanno ormai attinto a piene mani da situazioni – purtroppo reali, terribili – come questa, tanto che non c’è quasi più nulla da dire. Non è vero: leggendo, vi ricrederete.

Tessa ha sedici anni e sta morendo, dicevo, ma le ultime cose che questa storia trasmette sono pietà, compassione e lacrime. Piuttosto, vi verrà voglia di mollare tutto, correre fuori casa e andare a dire alla persona che da tempo amate in segreto quanto, appunto, l’amate. Oppure di scalare una montagna. O di provare a volare, con o senza aeroplano. Di imparare a giocare a tennis, a parlare il russo, a giocare a scacchi, a fare la verticale sulle mani. Sentirete il bisogno di telefonare a quell’amico che non sentite da tempo dopo un litigio, del quale non ricordate più nemmeno il motivo. Di andare sui pattini. Di prendere un cane, un gatto o un rinoceronte. Di provare a realizzare il vostro più grande sogno.

Tessa sa di avere poco tempo a disposizione – e proprio per questo non vuole sprecare nemmeno un attimo. Così scrive una lista, molto lunga e variegata, di tutto quello che le piacerebbe fare prima che quel momento arrivi. Imparare a guidare, riuscire finalmente a comprendere sua madre, ubriacarsi, fare sesso per la prima volta. Innamorarsi. Vivere, insomma. Prima di morire.

Tutto il romanzo è pervaso da una sensazione di ineluttabilità: la situazione di Tessa è senza speranze, lo sa la sua famiglia, lo sa anche il lettore. Sin dalle prime dieci pagine, è già chiaro che in questa storia non ci sarà nessun happy ending dell’ultimo minuto, nessuna terapia miracolosa scoperta per caso, nessuna guarigione inspiegabile. Tessa morirà, esattamente come era stato previsto. Però quanta e quanta vita sarà capace di far entrare, tra la prima e l’ultima pagina. Così tanta che molta gente non ci riesce in novant’anni.

Questo è un libro atipico nel contesto della malattia terminale. Tessa è una sedicenne vera, con i suoi momenti no, le invidie, le ripicche, il modo di parlare. La malattia non la rende angelicata, una creatura che è già oltre e vede tutto da uno stadio superiore – al contrario diventa ancora più terrena, più umana. Adam, il ragazzo che saprà starle accanto fino alla fine, non è animato dal sacro fuoco dell’abnegazione e del sacrificio: scappa, molte volte ha paura, prova perfino repulsione quando la malattia di Tessa si mostra in tutto il suo degrado fisico – eppure la ama, profondamente. Non c’è niente di spirituale, l’aldilà non viene mai menzionato e se ci sia o meno una vita dopo la morte è un pensiero che non sfiora nessuno – perchè la vita è adesso e va vissuta, fino alla fine.

Le ultime pagine, un addio pieno di dignità e di amore, sono davvero straordinarie.