Venuto al mondo – Margaret Mazzantini

Ho appena finito di leggere questo libro. Ho appena chiuso la sua copertina. Sento vivo ancora il gusto amaro e pungente che le parole mi hanno fatto assaggiare, ho ancora tra le mani quella frenesia che mi portava a sfogliare velocemente pagina per sapere come continuava il racconto. Ho ancora nella mente i vari sentimenti, dolore e gioia, di frustrazione e speranza che sono fuoriusciti dalla sensibilità di Margaret Mazzantini.

E’ un libro straziante “Venuto al mondo”, al contempo un libro che inneggia alla forza interiore di ognuno di noi, una forza che deve e può uscire nei momenti di maggiore difficoltà, quando tutto sembra essere ormai perduto.

Come ha fatto lei, Gemma, donna di 50 anni, che di dolore ne ha attraversato e sopportato molto. Lei che ai tempi delle Olimpiadi invernali del 1984 arrivò a Sarajevo e lì incontrò quello che sarebbe stato il suo amore più grande, Diego, giovane, scapestrato, fotografo di pozzanghere, di momenti proibiti, di attimi fugaci. Con lui vive un amore puro, incondizionato, ma non per questo semplice. La storia è anche quella di una maternità negata e voluta, avuta a tutti i costi, tanto da perdere anche lo stesso Diego. E ora il frutto della maternità e lì con lei, con una Gemma che dopo tanti anni ritorna a Sarajevo per rivivere momenti incancellabili, ma anche per scoprire una verità tenuta segreta per tanto tempo.

Tra le fessure di questa storia si intravede la guerra, che vede protagonista la Bosnia Erzegovina e la spaccatura tra Oriente e Occidente, il primo sofferente, il secondo indifferente e benestante. Una guerra raccontata con toni crudi, guerra che si interiorizza in ogni personaggio, che ha come eroi gente comune, gente disperata.

E infatti non è Gemma l’unica protagonista, ma la storia, a suo modo, si svolge anche grazie al ruolo di piccole – grandi figure: primo fra tutti Gojco, amico, fratello della donna, a mio parere personaggio più riuscito della Mazzantini. Lui che cercava di vedere il mondo con gli occhi della felicità, che si illudeva che tutto potesse andare bene. Che con amara ironia coglieva gli aspetti positivi delle esperienze. Poeta mancato, lui stesso si definisce stupido, “come mosche contro un vetro. Sbattono contro l’invisibile per arraffare un po’ di cielo.”

E da questa frase riusciamo anche a capire la scrittura inconfondibile dell’autrice. Fatta di parole smorzate, frasi lasciate a metà, metafore, similitudini per descrivere ciò che semplici parole non riescono ad esprimere. Una scrittura che riesce a rendere vero ciò che è astratto, come il terrore per la guerra, la stessa morte, che viene descritta come una presenza che si siede in cucina, ci guarda davanti ai fuochi spenti, ci invita a danzare.

Con questa scrittura l’analisi della Mazzantini scende a fondo nella psicologia dei personaggi; la sua narrazione è anche indagine sulle contraddizioni, sul guazzabuglio del cuore umano. L’autrice coglie a fondo i suoi protagonisti, spinge uno scandaglio all’interno delle coscienze.

Venuto al mondo” è quindi così: un libro che ci induce a riflettere e ci lascia un messaggio: di non rispettare la morte, bensì di agguantare la vita. E ci lascia una speranza: “che tutto può andare via, anche l’orrore può perdere le sue forme, stemperarsi in una nebulosa che lo altera, lo rende ridicolo, troppo assurdo per essere mai stato vero”.