Va’, metti una sentinella – Harper Lee

Tutti i buoni lettori conoscono Il buio oltre la siepe, il romanzo giustamente celebre e giustamente celebrato di Harper Lee (Monroeville, 1926-2016) pubblicato nel 1960. Meno lettori, forse, conoscono il suo sequel, se così si lo può definire: Va’, metti una sentinella (Go set a Watchman, 2015). L’anno di pubblicazione non deve trarre in inganno: l’autrice non ha atteso più di mezzo secolo per scrivere il seguito della sua storia; Va’, metti una sentinella è stato scritto prima dell’altro e accantonato su suggerimento dell’editore che incoraggiò la scrittrice ad impostare diversamente il romanzo (e questa fu la genesi del Buio oltre la siepe). Dopo averla creduta smarrita, la Lee ha ritrovato la sua opera prima grazie al suo avvocato e così il libro ha visto finalmente la luce. Si tratta di un romanzo del tutto autonomo, che dunque può essere letto indipendentemente; ma leggerlo di seguito all’altro produce un notevole, perfino sconvolgente, effetto sorpresa.

Jean Louise “Scout” Finch ha ormai ventisei anni e torna da New York, dove ormai vive da tempo, nella sua città d’origine, Maycomb in Alabama. Qui ritrova l’amatissimo padre Atticus, lo stravagante e dotto zio John, la severa zia Alexandra, il giovane Henry suo corteggiatore da sempre… Insofferente all’ambiente provinciale di Maycomb, Jean Louise scopre che la realtà è peggiore di quanto credesse. A quel punto la resa dei conti diventa inevitabile, con Maycomb, con Henry, con il padre, ma anche con se stessa.

La storia si svolge in quattro giorni in cui le vicende personali della protagonista si intrecciano con gli eventi della grande Storia: siamo negli anni ’50 del Novecento, quando le note sentenze della Corte Suprema dichiaravano l’incostituzionalità della segregazione scolastica e imponevano la desegregazione. Negli Stati del Sud, e quindi anche in Alabama, questo scatenò reazioni ostili da parte dei bianchi. Così avviene anche nella immaginaria Maycomb del romanzo.

I personaggi sono delineati in maniera compiuta ed efficace, dalla protagonista, ribelle, anticonformista eppure attaccata quasi morbosamente al passato; al padre Atticus, ironico, sornione ma reso oscuro da ombre inquietanti; allo zio John, colto e originale, consapevole di appartenere ad un mondo in dissoluzione eppure incapace di vivere a pieno i nuovi tempi… Tutti si muovono su uno sfondo storicamente complesso, in evoluzione e conflittuale; e come sempre accade nelle epoche di transizione avvertono drammaticamente il bisogno di sicurezza e di una precisa collocazione nel mondo.

Il romanzo presenta i limiti di tante opere prime, ad esempio qualche cedimento al romanzesco nel senso più trito verso la conclusione. Resta però un libro molto interessante, scritto proprio a ridosso degli eventi storici narrati e che quindi riflette gli umori e i conflitti di quel tempo. L’autrice ci ha regalato un importante ritratto dell’America degli anni Cinquanta, con tutti i pregiudizi e le chiusure che la attraversavano, soprattutto in alcune aree: vittime principali i “negri”, ma anche i bianchi di estrazione modesta.

Il libro è scorrevole e di piacevole lettura, tuttavia propone temi scottanti e ancora assolutamente attuali; inoltre mette in guardia dai “miti”, che rischiano di toglierci lucidità di giudizio: che si tratti, come per Jean Louise, di un padre adorato o che si tratti dell’America patria della libertà di cui non dobbiamo trascurare gli scheletri nell’armadio. Quelli di ieri, quando gli stessi Stati Uniti che pure avevano contribuito in maniera determinante alla liberazione dell’Europa dal nazi-fascismo ghettizzavano i “negri”; ma anche quelli di oggi, di cui naturalmente il romanzo non parla ma che ben conosciamo: una politica estera imperialistica, aggressiva e ambigua, e forme di discriminazione e di emarginazione che di fatto ancora permangono.

Non ha torto Atticus Finch quando, citando Jefferson, afferma che il diritto di voto va esercitato con consapevolezza e che non tutti ne sono capaci. La soluzione però non è l’esclusione, bensì inclusione, educazione, scolarizzazione che consentano a tutti, indipendentemente da etnia, credo e sesso, di dare il proprio contributo costruttivo alla vita dello Stato.