Una stanza tutta per sé – Virginia Woolf

Chi non ha mai sentito parlare di Virginia Woolf? E chi ha letto qualche sua opera?
Il mio viaggio nella letteratura classica, è passato da Tolstoj a Una stanza tutta per sé, un saggio della Woolf sul ruolo delle donne nel mondo della letteratura.

Che piacevole sorpresa incontrare davvero questa donna! Una donna alla quale, sebbene tenesse conferenze nelle università, era tuttavia vietato camminare nei prati universitari o inoltrarsi in biblioteca, luoghi riservati esclusivamente ai docenti e agli studenti… maschi.

Proprio così: siamo nel 1928 e  Virgina Woolf si arrovella e si appassiona alla questione del ruolo infimo che da sempre è riservato alle donne, specialmente se si parla di donne artiste, scrittrici, senza rendersi conto (o forse sì, vista poi la fine che si è riservata), che lei stessa, sebbene goda di un vitalizio mensile (ereditato dalla zia) e di una stanza tutta per sé per scrivere e riflettere, è vittima di pregiudizi e limitata dalle regole del mondo creato e impostato da e per gli uomini.

Ripeto, una scoperta veramente godibile: un conto è sapere chi è Virginia dai libri di letteratura inglese, un conto è ritrovarla in questa conferenza del 1928 riproposta in due università, che in realtà è un incredibile viaggio nel turbinio dei suoi pensieri che accompagnano i suoi gesti quotidiani.

Poco altro da aggiungere se non questa breve citazione, succo dell’intero pensiero della scrittrice riguardo alla guerra dei sessi in letteratura (e nella vita):

E’ assai dubbio che si possa tirar fuori della poesia da un’incubatrice. La poesia ha bisogno di una madre, oltre che di un padre.