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Un male necessario – Abir Mukherjee

Circa un anno fa, sempre grazie alle offerte Feltrinelli, ho scoperto lo scrittore inglese di origini indiane Abir Mukherjee (Londra, 1974) e quest’anno, nello stesso modo, ho potuto approfondire la sua conoscenza con Un male necessario (A necessary evil, 2017), secondo capitolo della trilogia iniziata con L’uomo di Calcutta.

Nell’estate del 1920, mentre la Gran Bretagna cerca di mantenere il controllo della colonia indiana attraversata da fermenti sempre più intensi di ribellione, il giovane erede al trono di Sambalpore (regno indiano nominalmente indipendente) viene assassinato a Calcutta mentre è in auto insieme al capitano Wyndham e al suo sergente “Surrender-not” Banerjiee. L’indagine porta i due investigatori fino a Sambalpore, dove regna un vecchio maharaja morente, tra palazzi sontuosi, miniere di diamanti e un harem in cui si tessono intrighi. E proprio qui al mistero dell’assassinio del principe indiano si intreccia quello della scomparsa di un contabile britannico di nome Golding. Non senza difficoltà tutto sarà chiarito, ma non sarà fatta giustizia.

Il secondo romanzo del capitano Wyndham ricalca lo schema del primo: due delitti che coinvolgono un indiano e un britannico, depistaggi, colpi di scena, una verità che non può essere rivelata, se non in parte. Wyndham è ancora l’investigatore sentimentale che si veste di cinismo, schiavo dell’oppio e amante della verità; Surrender-not conserva le sue ingenuità e al tempo stesso una lucidità che si va affinando. Intorno si muovono gli altri personaggi, inglesi, indiani e meticci spesso loschi o comunque non del tutto limpidi.

Forse complessivamente meno valido del primo romanzo (ma è possibile che  l’impressione dipenda dalle innegabili somiglianze, nonostante una diversa ambientazione, con l’Uomo di Calcutta), il libro resta sicuramente una buona lettura che, mentre intrattiene piacevolmente, svela anche gli scheletri nell’armadio della dominazione inglese in India e la corruzione dilagante in ogni etnia e in ogni classe sociale con poche eccezioni. Un quadro sostanzialmente pessimistico, che molto probabilmente supera i confini spazio-temporali della vicenda romanzesca ed è perfettamente incarnato dall’anti-eroe protagonista (che peraltro, questa volta, deve fare i conti anche con i propri stessi pregiudizi).

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D. S.

Sono una lettrice vorace, una cinefila entusiasta e un'insegnante appassionata del suo lavoro; e non so concepire le tre cose disgiunte l'una dall'altra.

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