A un cerbiatto somiglia il mio amore – David Grossman

Israele. Lei, Lui, l’Altro. Amici finché il tempo trasforma l’amicizia in amore e desiderio. Ma Lei deve scegliere: Lui – fantasioso, romantico, impacciato, buffo – o l’Altro – affascinante, concreto, introverso, sfuggente.

Sarà la guerra a decidere: Lui verrà catturato, imprigionato, torturato, annullato. Lei e l’Altro inizieranno qualcosa che somiglia a una vita insieme e cresceranno due figli con le loro domande, piccole manie, ansie; tuttavia a legare la coppia sarà ancora Lui, l’amico che resta chiuso in un guscio di apatia post trauma.

Questo lungo romanzo parla di amicizia, amore, guerra, di Israele e del senso di essere israeliani, tra una esistenza ordinaria – casa, lavoro, figli – e il costante sottofondo di allerta.

Nella traduzione italiana, la delicata prosa prende il suo tempo, affidata alla voce narrante di Lei; con quest’ultima, l’autore racconta la crescita dei figli della coppia; un romanzo che si apprezza ancora di più se si è già genitori (il sottoscritto ne ha interrotto la lettura per poi riprenderla dopo essere diventato padre). Nella postfazione, scopriamo l’esatto opposto: Grossman aveva scritto il romanzo ispirandosi ai propri figli; durante il processo di revisione, ha perso uno di loro in guerra: un retroscena, forse, che fornisce un’ulteriore interpretazione all’amore per i dettagli in ogni riferimento ai due ragazzi.