Un amore di Salinger, Frédéric Beigbeder


Frédéric Beigbeder
realizza uno splendido progetto: dar voce a una delle più belle e magiche storie d’amore di tutti i tempi. Una storia che ha dei protagonisti d’eccezione: Jerome Salinger, Oona O’Neill, Charlie Chaplin, Truman Capote. E, sullo sfondo, lo straziante racconto di una guerra: la Seconda guerra mondiale, vissuta da uno degli scrittori più famosi di sempre. Romantiche lettere dal fronte scandiscono il ritmo di questa narrazione, intrisa di sarcasmo e ironia, di leggerezza e di sincerità. Oona in una New York impegnativa, a rincorrere un sogno che lascerà presto il posto alla felicità vera e disillusa. Jerry in Europa, che combatte i nazisti e che sbarca in Normandia, che combatte per il proprio onore, egoisticamente, e solo per se stesso e per il suo amore. Un racconto intervallato da citazioni dei più grandi successi del padre del cinema muto: Charlie Chaplin.

Una storia che rincorre un mito, un illusione, un ideale, un sogno. Il sogno di un amore sbocciato e mai consumato, per anni e anni anelato e desiderato, nel cuore di un periodo storico cruciale, carico di attese, sull’orlo di un baratro profondissimo dal quale tutta l’Europa riuscirà a salvarsi, ma troppo tardi. È quello che pensa Salinger quando riesce, coi suoi compagni sopravvissuti, a entrare nel campo di concentramento di Dachau: è troppo tardi. Siamo arrivati tardi, per tutto. Non c’è più alcuna speranza. Questo senso di colpa tormenterà Jerry per tutta la sua vita, lo dilanierà in maniera talmente folle da trasformarlo in un’altra persona. Infatti, quando Jerry tornerà dalla guerra, dopo anni di sevizie, violenze e traumi di ogni genere, non si sentirà un eroe, ma un uomo che ha perso tutto: “La vita civile è una guerra pulita. Sento che i buoni cittadini ce l’hanno su con me perché non sono più capace di leggerezza. Loro sono di fretta, futili, in ritardo per l’ufficio. Ma non chiederei di meglio: è il mio sogno andare in ufficio, o ascoltare tutto il giorno del jazz senza essere preso dai ricordi. Riesco solo a parlare con ragazze molto giovani o con vecchissimi alberi.”

Beigbeder racconta la storia di un sentimento vero, puro, innocente, sbocciato tra due ragazzi gio00011vanissimi, in un periodo storico in cui la promiscuità e la libertà sessuale rappresentavano la certezza della dannazione eterna. I quindici anni di Oona O’Neill sono stati esattamente il contrario dei quindici anni tipici dei nuovi adolescenti: il massimo limite oltre il quale una ragazza poteva permettersi di spingere se stessa era talmente restrittivo da non essere neanche immaginabile per gli adolescenti contemporanei. Il massimo che Oona permise al suo fidanzatino dell’epoca (un innamoratissimo, perduto Salinger), fu dormire nello stesso letto. Dormire e basta, naturalmente. Al massimo ci si poteva scambiare qualche bacio, sensuale ma pur sempre castissimo.

Sono gli anni in cui Oona e Jerry si confidano le loro incertezze, il loro sentirsi inadeguati, delusi: “Non voglio la vita che mi hanno preparato, sai, Jerry? Trovo la vita della gente… Non è possibile, non ci riuscirò, voglio qualcosa di diverso. Se questa è la vita, allora… Non mi basta”, dice Oona a Jerry.

Beigbeder penetra all’interno di questo sentimento atipico, fuori dal tempo, trasformandolo in un racconto che ha i contorni del sogno, la consistenza di minuscole particelle di calore che trasportano speranza, che aleggiano attorno a noi e che ci permettono di sognare un altro mondo.

Jerome Salinger, il notissimo autore del Giovane Holden (Beigbeder ci offre la sua personale interpretazione di questo capolavoro narrativo: “Il messaggio del libro? O vi adeguate al modello di vita della classe media, o finite in manicomio. A partire dal 1951, nel sistema capitalistico l’ospedale psichiatrico è l’orizzonte degli spiriti liberi.”), uno degli scrittori che ha contribuito a edificare la letteratura del Novecento. Non tutti sanno che è stato un ragazzo timido, impacciato e un bel po’ introverso. Un ragazzo che per amore, e solo per amore (non c’entra niente, infatti, lo spirito di patria o cosucce simili) sceglie di partire per una delle guerre più devastanti della storia del mondo. Fu un disperato tentativo di attirare l’attenzione di una bellissima giovinetta. Le molteplici lettere dal fronte ci regalano un immagine diretta e reale della guerra: “Il servizio militare è una cosa appassionante a una condizione: non usare mai il proprio cervello. I sergenti detestano i soldati che fanno domande. Il soldato semplice non deve pensare. Un soldato non è un essere umano, è un numero che alza il fucile quando il sergente dice: Presentat’arm!”

È un periodo delicatissimo, di massima crescita e di continui mutamenti, sia per Oona che per Jerry: il periodo in cui entrambe faranno delle scelte e imboccheranno delle strade che contribuiranno a formare il loro (ma anche un po’ il nostro) futuro.

Era il periodo dello Stork Club, che nel 1940 era frequentatissimo da personaggi assai alla moda (o da chi tentava disperatamente di rientrare in questa categoria umana, cercando la propria e personalissima strada verso il successo). Oona faceva parte di un trio singolare di ragazze, da tutti conosciuto come il Trio delle Ereditiere: Gloria Vanderbilt, Oona O’Neill e Carol Marcus. Nonostante portassero un cognome che faceva ricadere loro addosso una fama riflessa, le tre ragazze sentivano ugualmente il bisogno di mettersi in mostra. Una sera al loro tavolo si avvicina uno spilungone che dice di chiamarsi Jerry e di essere uno scrittore in erba. Da molto tempo Jerry è rimasto folgorato dalla bellezza superba, perfetta, delicata, ineccepibile, inafferrabile e sbalorditiva della graziosissima e giovanissima Oona. Prova ad attaccar bottone chiedendole qualche curiosità sul suo famosissimo padre, Eugene O’Neill, illustre scrittore e drammaturgo. Jerry non può immaginare che il rapporto tra Oona e il padre è pressoché inesistente. Una frattura, un vuoto talmente immenso per Oona che la porterà a tentare il suicidio, e a domandarsi per tutta la vita il motivo di quello straziante e disumano strappo. Ecco perché Oona confessa a Jerry quel senso di incompletezza, di mancanza di identità che traspare da queste poche parole: “Voglio fare l’attrice perché non sono interessante, perché non so chi sono, perché mi sento vaga, insignificante, vuota, perché se mi chiedono di essere me stessa, non so che cosa voglia dire, perché desidero sempre che qualcun altro mi suggerisca quel che devo dire.”

La bellezza trascinante della ricostruzione che Beigbeder tratteggia in questo libro, Un amore di Salinger, edito da Mondadori, la narrazione disincantata e accattivante, la struttura perfetta, l’ironia e la simpatia insostituibili rendono questo romanzo un capolavoro, un vero gioiello narrativo. Con esso si ride, si piange, si provano una miriade di sentimenti tra loro contrastanti, ma tutti purissimi e decisamente ben percepibili.

Un amore di Salinger, bellissimo, romantico, consigliatissimo: impossibile resistergli.

“L’amore corrisposto è felice ma ordinario, l’amor cortese è doloroso ma nobile. Salinger e Oona: è una storia di amor cortese. Chaplin e Oona: è il matrimonio più riuscito che conosca. La vita perfetta è aver vissuto entrambe gli amori, come Oona.”

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