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Tutto, e di più. Storia compatta dell’infinito – David Foster Wallace

Eccoci di nuovo qui, io un libro e una recensione da scrivere. Il titolo, come al solito, non è di quelli che fanno venire giù i lettori dalle poltrone per accaparrarsi l’agognata copia del tomo, tuttavia, voglio provare a convincervi che questa volta, magari senza caracollarsi giù come una valanga, possa valere la pena di farci un pensierino. Per prima cosa, l’autore, stiamo parlando di David Foster Wallace, che così un po’ a occhio un po’ a memoria, potrebbe essere uno degli autori più recensiti sulla libreria immaginaria, un pezzo da novanta della nuova letteratura e un probabile candidato a diventare, prima o poi, un classico. Annunciato il peccatore, non ci resta che concentrarsi sul peccato, “Tutto, e di più. Storia compatta dell’infinito” è un libro di matematica e di filosofia della matematica, ebbene sì, per te che hai sbarrato gli occhi a quest’ultimo abbinamento di parole, esiste anche la filosofia della matematica, che se già la matematica è una semi-sconosciuta, la filosofia che ci sta dietro vive per lo più in clandestinità, nascosta fra le pieghe della filosofia della scienza. Qui viene il difficile, non farvi chiudere la recensione e relegare il libro al dimenticatoio dopo aver saputo che parla di matematica, se odiate la matematica, o che è scritto da un non-matematico, se siete matematici o con la matematica avete qualcosa a che fare.

Partiamo dalle obiezioni del primo tipo, ma io-odio-la-matematica, ma io-non-la-capisco, in entrambi i casi vi dico, date alla matematica e a Wallace, la possibilità di stupirvi. La scrittura è veramente piacevole e l’argomento è dipanato in modo esemplare e con una chiarezza estrema, tutte le volte che il discorso rischia di impantanarsi in un mare di simboli o di definizioni tecniche, l’autore è bravissimo nel mettere un’osservazione, un rimando  e un incoraggiamento a gettarsi oltre l’ostacolo. Il tutto, peraltro, accompagnato da una battuta brillante o da un aneddoto sulle peripezie del piccolo David da studente e del suo professore di matematica, il mitico e onnipresente Goris. Poi c’è il secondo buon motivo, che è sempre la curiosità, diciamo pure, per essere molto classici, la meraviglia. L’infinito è un tematica indubbiamente affascinante e ascoltarselo raccontare in numero finito di pagine, poi essendo anche accompagnati da una guida d’eccezione che ti mostra gli uomini che ne hanno compiuto la scalata e la conquista, questa è proprio un’occasione da non perdere.

Se adesso, brevemente, riesco a portare a casa anche l’obiezione del secondo tipo, posso dire di avercela quasi fatta. Per chi questi argomenti si è consumato il cervello a studiarli, approfondirli, dipanarli e tirarne fuori le tecniche, la domanda: “cosa me ne faccio di un libro divulgativo?” è spontanea e piuttosto legittima, ammetto di essermela posta anche io all’acquisto. La risposta che voglio dare è: dominare una tecnica e conoscere una teoria non è sufficiente, c’è sempre almeno un punto di vista nuovo da cui è possibile affrontare la lettura. Per essere pertinenti al libro in questione, l’approccio filosofico e l’inserimento nel contesto storico delle soluzioni apre ad una marea di possibili collegamenti che può valer la pena di esplorare, di nuovo, dare fiducia alla bravura dell’autore.

A questo punto la conclusione che, nella grande ottica di fiducia verso l’autore, affido ad una citazione dal libro:

“Però noi dobbiamo vivere e funzionare nel mondo. E quindi astraiamo, compartimentiamo: ci sono che sappiamo e cose che “sappiamo”. Io “so” che il mio amore per mio figlio è una funzione della selezione naturale, ma so di amarlo, e sento e agisco sulla base di ciò che so. Da un punto di vista oggettivo tutta questa faccenda è profondamente schizoide, ma il fatto è che -in quanto profani soggettivi- non percepiamo spesso questo conflitto. […] Stiamo naturalmente parlando di profani come me e voi, non dei giganti della filosofia e della matematica, molti dei quali avevano notoriamente dei problemi ad orientarsi nel mondo reale.”

Buona lettura!

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Recensione di
Cirdan
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2 commenti
  • Grazie del consiglio.
    Per me la matematica è come le donne. Non le capisco ma mi piacciono, perciò le frequento lo stesso.

    le tue recensioni sono sempre interessanti. Non andrò a cercare il libro, ma se mi ci imbatto in libreria, lo compro.

    • Questa della matematica e le donne me la segno, fosse mai che torna utile =)

      Grazie dei complimenti, già il fatto che se ti capita tu decida di comprarlo è un buon risultato.

Recensione di Cirdan

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