Tre piani, Eshkol Nevo

Tre racconti lunghi, ciascuno costituito da un monologo: uno sfogo verbale con l’amico scrittore, una lettera all’amica del cuore, una registrazione in una vecchia segreteria telefonica a cassette rivolta al marito ormai scomparso.

Il primo narratore sospetta che la figlia sia stata vittima di violenza da parte di un vicino: per confermare la sua tesi, rischierà parecchio; il punto di vista è quello del protagonista principale che non è disposto a valutare altre opinioni, al contrario del secondo racconto: un matrimonio in crisi, dalla voce della donna che alterna i propri giudizi alle ipotetiche repliche del marito; il confronto avviene anche con l’amica alla quale è rivolta la lettera. La terza parte vede infine una donna che riconsidera le gravi rinunce alle quali l’aveva costretta il marito, soprattutto in merito ai propri affetti, alla luce di nuove esperienze e l’incontro con un misterioso personaggio.

Lo spunto per la stesura pare provenire da concetti di psicanalisi: ogni narratore abita uno dei tre piani di un palazzo, simbolicamente riferiti ai tre luoghi della psiche teorizzati da Freud: Es, Io, Super-io. Come sul lettino dell’analista, ogni voce si apre al lettore – parlando di desideri, rapporti familiari, rinunce, frustrazioni – ciascuna in maniera differente, in corrispondenza del piano al quale abita. Toni colloquiali che ben rendono l’urgenza degli sfoghi di ciascun protagonista, in un lavoro equilibrato nello stile e nei temi. Storie ambientate nella Israele contemporanea, più rivolte però al microcosmo familiare: una conferma dall’autore de La simmetria dei desideri.