Todo modo_Leonardo Sciascia

“Todo modo” di Leonardo Sciascia è semplicemente un capolavoro. Nel suo pessimismo, o realismo, dipende dai punti di vista, illustra con un linguaggio lineare, semplice e geniale, in poche pagine, poco più di un centinaio, la pochezza della natura umana e della società. Sebbene sia stato pubblicato per la prima volta nel 1974 (da Einaudi, oggi è pubblicato da Adelphi) sorprende per la sua estrema attualità e per certi versi per il suo essere “profetico” rispetto a quanto è accaduto dopo alla nostra società e alla nostra politica e che sta accadendo tuttora, trascinandoci in un baratro, morale ed economico.

Tecnicamente “Todo modo” è un giallo, ambientato in Sicilia. Un uomo, un artista, famoso pittore, il protagonista, si trova per caso a soggiornare in un eremo, adibito anche ad albergo, ove Don Gaetano, un religioso, altro protagonista, gli dice che si terranno a breve degli esercizi spirituali. Don Gaetano è una figura carismatica, un personaggio misterioso di estrema cultura e intelligenza. Al momento dell’incontro con Don Gaetano, nell’eremo, sono ospitate solo un gruppo di donne, che scompariranno casualmente e misteriosamente al momento della venuta degli ospiti per gli esercizi spirituali. Il nostro artista incuriosito decide di fermarsi, sebbene non sia credente, ma è attratto dalla socialità del  fenomeno e dalle riflessioni che in lui suscita, nonché dalle discussioni con Don Gaetano, che effettivamente sono dei veri e propri gioielli letterari e filosofici. A praticaretodo modo gli esercizi spirituali sarà la crema della società: politici, dirigenti di istituti pubblici e bancari, e, naturalmente religiosi, persone di Chiesa. Una miscela esplosiva. Che culminerà infatti in tre omicidi e nelle relative indagini, da parte di un commissario e di un magistrato, che era compagno di classe del pittore. Anche in questa Opera, come in “Una storia semplice”, ritroviamo la sfiducia dell’autore, nella Giustizia e nella competenza della magistratura, attraverso il modo in cui delinea il personaggio del magistrato.

“Todo modo” non è semplicemente un giallo. Sarebbe troppo riduttivo. Certo dipende dal modo in cui viene letto, dalle intenzioni del lettore, ma a mio avviso un lettore che lo leggesse solo per il giallo e per la soluzione degli omicidi, sprecherebbe una lettura preziosa, che illustra la melma dell’ipocrisia della natura umana, specialmente degli uomini di potere, calandoci perfettamente in un mondo torbido, che fa male, ma che non possiamo far finta di non vedere.

“Ma le cose, dentro di noi, sono sempre maledettamente complicate; e tanto più inganniamo noi stessi, o tentiamo, quanto più evidente e immediato si prospetta il disinganno”.