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Tiro mancino – Charles Willeford

Mesi fa, come altre volte complice l’iniziativa di Feltrinelli di due libri a 9,90 euro, ho scoperto lo scrittore statunitense Charles Willeford (Little Rock, 1919 – Miami, 1988) con Tempi d’oro per i morti, ed è stata una piacevole conoscenza. Incuriosita, ho voluto leggere un altro dei romanzi della tetralogia del sergente Hoke Moseley, Tiro mancino (Sideswipe, 1987). L’autore, apprezzato per i suoi noir anche dal regista Quentin Tarantino, si è confermato uno scrittore dalla scrittura fluida e avvincente; tuttavia questo romanzo, più lungo e articolato rispetto all’altro, risulta nel complesso meno efficace.

Hoke Moseley lavora come detective della Squadra Omicidi di Miami da anni, ma viene colto da una crisi personale che lo spinge a tornare a Singer Island, dove è nato. Dopo tre giorni, trascorsi nella casa del padre e della sua seconda moglie chiuso in un totale mutismo, Hoke decide di semplificarsi la vita, lasciando le figlie adolescenti affidate alla collega Ellita e restando sull’isola con un nuovo lavoro. Intanto una sgangherata banda di delinquenti, guidata da uno psicopatico sanguinario di nome Troy Louden, organizza un colpo in un supermercato di Miami. Hoke non potrà tirarsi indietro, visto anche il coinvolgimento di Ellita.

Il romanzo alterna i capitoli dedicati ad Hoke e quelli dedicati invece alla banda di ladri, finché i due fili narrativi si ricongiungono. I personaggi e le loro storie sono delineati con la consueta precisione e ricchezza, dagli abbigliamenti alle vicende personali: così si dipingono ai nostri occhi, oltre ad Hoke e ad altri personaggi già noti, il vecchio Stanley, che cerca qualcosa che dia senso alla sua vita e la riempia di un affetto mai ricevuto; lo psicopatico Troy, subdolo manipolatore e spietato assassino; Dale, la ragazza sfigurata dall’amante geloso, incapace di vivere senza un uomo; James, pittore insicuro e timoroso… Anche in questo caso, come in Tempi d’oro per i morti, le persone ma anche i luoghi sono presentati in maniera così dettagliata e realistica quasi fosse una sceneggiatura per la televisione o il cinema; e lo stesso si può dire dello sfondo sociale: inquinamento ambientale, boom del turismo vacanziero, delinquenza dilagante, difficile convivenza delle diverse etnie.

Hoke Moseley è di nuovo l’antieroe già conosciuto, il detective dalle procedure non sempre ortodosse, politicamente scorretto e per giunta ora in piena crisi depressiva. Tuttavia in questo libro ciò che appare meno convincente è proprio il percorso personale del sergente, una sorta di rientro nei ranghi (dieta, rinuncia all’alcol e al fumo, interesse per le figlie) che ne fanno un personaggio meno dirompente di quanto fosse nell’altro romanzo. Per quanto riguarda invece il quadro generale, colpisce la trattazione un po’ superficiale dei temi dell’AIDS e dei disturbi alimentari.

Insomma, un romanzo di intrattenimento ben strutturato, sicuramente avvincente, scritto in maniera scorrevole e accattivante con una galleria di personaggi, di luoghi e di situazioni perfettamente delineati; ma con qualche pecca che lascia perplessi.

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Recensione di
D. S.

Sono una lettrice vorace, una cinefila entusiasta e un'insegnante appassionata del suo lavoro; e non so concepire le tre cose disgiunte l'una dall'altra.

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