Nascita del Superuomo – Theodore Sturgeon

Ho cercato questo libro a lungo, non ricordo neanche più se qualcuno me l’aveva consigliato o se il desiderio di leggerlo era semplicemente frutto della voglia di conoscere il capolavoro di uno degli scrittori che hanno cavalcato il cosiddetto “periodo d’oro della fantascienza”, quello degli anni cinquanta. Alla fine sono riuscito a impossessarmi di un’edizione Urania piuttosto costosa, ma ne è valsa la pena.

“Nascita del superuomo” riesce a trattare temi di enorme complessità e indubbio spessore filosofico, come l’etica, la morale, l’evoluzione, l’emarginazione e in parte anche l’amore, con una naturalezza ed un impatto che mi hanno davvero colpito. Le vere protagoniste sono le persone emarginate, scartate in un certo senso dalla società. Un gruppo di bambini e ragazzi dotati dei poteri più disparati si trovano ad essere uniti da un legame unico, che li porterà a fare ciascuno parte di un organismo più complesso, l’Homo gestalt, una sorta di evoluzione dell’Homo sapiens sapiens. Tramite una storia magistralmente strutturata e intrecciata, il romanzo parla della nascita di questa nuova specie, dall’aggregazione delle sue varie parti, alla presa di coscienza prima individuale e poi simbiotica, fino al suo completamento e alla consapevolezza di fare anch’essa parte di una molteplicità.

Il libro è in realtà la fusione di tre racconti scritti da Sturgeon separatamente.

  • L’idiota da favola (1953): vengono introdotti i singoli individui: un idiota, un vagabondo minorato mentale con la capacità di leggere nel pensiero; una ragazzina con il dono della telecinesi; due gemelle che possono teletrasportarsi dove vogliono; un bambino mongoloide, silenzioso ma con un cervello paragonabile ad un calcolatore elettronico; e per finire un ragazzo intelligente e con fortissime attitudini al comando. Tramite un’affascinante e struggente sotto-trama narrativa, all’interno della quale sono anche esplorate le più elementari necessità primordiali, viene narrata la loro lenta presa di coscienza di far parte di un organismo unico ma che allo stesso tempo garantisce l’individualità di chi lo compone.
  • Il bambino ha tre anni (1952): il periodo di gestazione della nuova specie, quello di “attività ancora non completamente consapevole” se vogliamo. L’espediente narrativo usato da Sturgeon in questo capitolo è quello della digressione (la storia si svolge interamente nello studio di uno psichiatra), e l’intrecciarsi tra sensazioni e pensieri presenti e passati delinea l’idea di un organismo potente, in grado di fare cose indicibili, sovrumane.
  • Moralità (1953): splendido capitolo finale in cui prende il sopravvento la netta consapevolezza che un qualcosa di così unico possa risultare instabile, pericoloso e non rispondere ad alcuna regola morale, proprio perché facente parte di una comunità che non esiste e di cui lui è l’unico esemplare. Grazie ad un lento lavoro di recupero, l’evoluzione culmina e si completa nelle ultime, stupende pagine del libro in cui l’Homo gestalt si rende infine conto di essere anch’egli parte di un gruppo di individui, con tutto ciò che ne consegue.

E’ solo dopo aver terminato di leggere l’ultima pagina che ci si accorge che la fantascienza, in questo caso, è in realtà un semplice pretesto per poter affrontare temi di scala umanistica e filosofica. C’è una frase che dico spesso: “Non dare mai il massimo dei voti, è come ammettere che da quel momento in poi non potrai più trovare nulla di meglio. E’ contemporaneamente un atto di presunzione e di resa.”. Naturalmente ho dato e continuerò a dare il massimo dei voti quando troverò qualcosa di valido e meritevole, senza stare troppo a soffermarmi sulla reale differenza di qualità tra le opere cui attribuisco il giudizio più alto. Ma sul piano teorico questo è uno di quei libri per cui rischierei davvero di commettere un atto di presunzione e di resa. Ne varrebbe la pena.

“L’idiota viveva in un mondo nero e grigio, sottolineato dal bianco lampeggiare della fame e dal tremolio della paura. I suoi abiti erano vecchi e pieni di strappi. Qui faceva capolino una caviglia tagliente come un cesello, là, sotto la giacca strappata, apparivano costole simili alle dita di un pugno. Era alto e scarno. Aveva occhi tranquilli e volto senza espressione.”

“L’uomo si addormenta per trovare riparo nel sonno, mentre l’animale si addormenta preparato a scapparne fuori.”

“Vide se stesso come un atomo e il suo gestalt come una molecola. Vide queste altre come una cellula tra cellule e vide, con gioia, l’intero disegno di cosa l’umanità sarebbe diventata.”