The visible man – Chuck Klosterman

Alcuni libri non arrivano da oltreoceano. Sarà che in Italia, con la crisi, vengono tradotti solo i gialli svedesi.

Dopo aver parlato di John Connolly, introduciamo un autore (credo) totalmente sconosciuto qui da noi: Chuck Klosterman. Complice un mio recente viaggio in USA, ho acquistato qualche libro in lingua inglese, e “The visible man” è uno di questi.

La storia narra di uno scienziato sociopatico, tal “Y_”, il quale costruisce una tuta che fornisce l’invisibilità (o quasi); tale la tuta gli permette di realizzare una sua idea: osservare il carattere reale delle persone; infatti, tirando in ballo il principio di indeterminazione di Heisenberg, secondo lo scienziato ogni individuo non si comporta in piena libertà quando si trova in presenza di altri, per cui il carattere vero di ogni persona si manifesterebbe nella solitudine della propria camera.

OK, riassumendo: “Y_” è un guardone.

A un certo punto però lo scienziato resta coinvolto nelle vicende delle sue inconsapevoli cavie più di quanto si aspettasse; comincia così a dubitare del proprio operato e si rivolge a una psicoterapeuta, che rappresenta la voce narrante di “The visible man”.

La trama mi ha fatto pensare a Philip K. Dick, che in effetti è citato a proposito della “tuta disindividuante” di “A scanner darkly”, anche se per stessa ammissione dell’autore si tratta di qualcosa di completamente diverso. Klosterman usa il protagonista per descrivere le manie della società americana (e non).

Un libro a metà strada tra il romanzo e il trattato di sociologia. Se conoscete sufficientemente l’inglese, provate a ordinarlo online.