Tanti modi di fuggire da una città – Stefano Casacca

Premessa, molto importante per chi legge, ma soprattutto per chi ha scritto: questo libro non fa per me, non è proprio il mio genere e forse per questo non sono riuscita ad apprezzarlo più di così.

Il libro di Stefano Casacca è composto da sedici racconti, che narrano –chi più chi meno- le esperienze di individui frustrati/depressi/falliti all’interno delle mura di una città, dalla quale tutti –chi più chi meno- prima o poi scappano. Liber è il protagonista, o meglio i protagonisti. Tante persone diverse, che si ritrovano sempre nello stesso ideale di fuga, libertà d’azione, che si prodigano a correr via da una realtà che non approvano/accettano, cambiandola a volte, ma soltanto a parole.
Un dedalo di personaggi le cui vite si incrociano, scontrano, intrecciano, allontanano; una città, o meglio, la periferia di una città; e una visione profondamente noir del mondo.

“Tanti modi di fuggire da una città” è una raccolta di racconti edita da una casa editrice romana, che … . Ecco, già dopo il che dovrebbe esserci qualcosa, magari un indizio che descriva il libro, che invogli il lettore a leggerlo. Purtroppo, non c’è niente. Sapete di quei libri che non vi trasmettono nemmeno un’emozione piccina piccina, eccetto la noia mortale? Leggere questi racconti è stato un po’ come leggere uno di quei classici che ti impongono al liceo: si comincia con curiosità, cercando di appassionarsi alle parole, pagina dopo pagina, chiedendosi dove si andrà a parare e quando –si spera entro la prima metà del libro-, per poi scoprire che in realtà, non si va proprio da nessuna parte. Si resta fermi sul posto. E si sbadiglia. E si contano le pagine che mancano alla fine del capitolo, o peggio, del libro stesso.

Le pagine sono costellate da un pessimismo e una malinconia pazzesche, così come la definisce l’autore stesso in uno degli inframmezzi ai racconti: “Stato patologico di tristezza, pessimismo, sfiducia o avvilimento, senza una causa apparente adeguata […]”. Sarà per questo che Liber ha così tanta voglia di fuggire dalla città, inventandosi tutti questi escamotage. Ma al lettore non viene altra voglia che quella di fuggire dalle pagine di questo libro, che si bea della sua “felicità di essere triste”.