Sul lato selvaggio – Tiffany McDaniel

«È come la vita», dissi, voltandomi per guardare negli occhi prima nonna, poi mia sorella. «C’è un lato selvaggio e c’è un lato bello». […] «E noi su quale lato viviamo, nonna?». Senza esistazioni, nonna rispose: «Noi viviamo sul lato selvaggio tesoro. Ed è il motivo per cui vi sto dicendo tutto questo: perché impariate come starci, e sopravvivere».

Immaginate tre gradini in discesa verso l’inferno e avrete un’idea precisa dei tre romanzi di Tiffany McDaniel pubblicati per l’Italia da Edizioni Atlantide che con questo ultimo capolavoro si erge in maniera definitiva come migliore autrice dell’anno appena trascorso.

Sul gradino de L’estate che sciolse ogni cosa, ci siamo fermati a lungo, sorpresi da quello che abbiamo letto tanto quanto dalla modalità poetica in cui l’autrice riesce a a raccontare la violenza che scaturisce dall’ignoranza; poi abbiamo fatto un respiro e siamo scesi di un altro gradino con Il caos da cui veniamo dove la violenza e l’orrore non sono qualcosa di estraneo ma vivono dentro casa, nella famiglia disfunzionale in cui la protagonista cerca di sopravvivere nonostante tutto. E poi, ancora più giù nel buio senza redenzione de Sul lato selvaggio in un escalation di brutalità e bellezza nel perfetto stile della McDaniel.

Arc e Daffy sono due gemelle nate in una casa di tossici: del padre morto rimangono solo i vestiti inchiodati alle finestre e della madre e della zia Jo restano due corpi che si muovono mollemente poggiandosi alle pareti in attesa dell’ultima dose. Nonostante lo scempio in cui vivono, le bambine hanno conservato una scintilla di poesia ereditata dalla nonna Keith e sarà proprio la piccola Arc a diventare maestra nel “rimettere i fili dentro il quadrato” ovvero nel trasformare l’orrore che è costretta a vivere in episodi di luce, magia, coraggio e felicità.

La lettura diventa sempre più impegnativa a livello emotivo mano mano che le bambine diventano ragazze e da ragazze, purtroppo tossiche. La dipendenza viene raccontata dalla McDaniel senza omissioni e senza sconti attraverso il suo talento impareggiabile nel raccontare senza opacità la realtà cruenta e brutale della vita, dove però nonostante tutto, riesce sempre a filtrare un po’ di poesia come quei fiori che ostinati spaccano il cemento per fiorire sulle autostrade:

Il nome di mia sorella alla nascita era Farren Doggs. Ma la chiamavano tutti poetessa Daffodil per il modo in cui, in primavera, se ne stava immobile in mezzo ai gigli. I fiori bianchi e gialli, le arrivavano alle ginocchia e lei restava lì, ferma, nel suo splendore di bambina. E trovava sempre due parole che rimassero. Tantobastaca perché la nonna battesse le mani e chiamasse Farren “poetessa Daffodil”.

La quarta di copertina del libro vi racconterà che questo romanzo prende spunto da una serie di sparizioni e femminicidi rimasti insoluti qualche anno fa in Ohio ma in realtà questo è un romanzo di una formazione che è tutto fuorché normale,una storia di crescita di due ragazze che cercano di non ricadere negli errori e negli orrori della loro famiglia, un libro sulla potenza della dipendenza e sulla distruzione che porta con sé, oscurando perfino la più lucente delle giornate.

Leggete Tiffany McDaniel perchè l’autrice ha ben chiari quali sono i mostri della nostra società e sa piegarli con talento nelle pagine dei suoi romanzi incatenandoli con fili dorati in un campo pieno di fiori.