Stella – Takis Würger

Nel giorno dedicato alle vittime dell’Olocausto propongo un libro che ha notevoli limiti, ma che ripropone una storia vera, torbida e disturbante, di quel tempo terribile. A noi tocca non smettere di ricordare e di interrogarci sull’orrore di cui l’uomo è capace.

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Primo Levi ha scritto che, istituendo i Sonderkommandos, i nazisti cercarono di spostare «su altri, e precisamente sulle vittime, il peso della colpa, talché, a loro sollievo, non rimanesse neppure la consapevolezza di essere innocenti». Lo stesso discorso si può ripetere a proposito di altre vicende di quel tempo. Si può ricordare, per esempio, la storia della giovane ebrea tedesca Stella Goldschlag: molto bella e sensuale, e decisamente ariana nell’aspetto fisico nonostante le origini, la ragazza fu arrestata e torturata; cercò allora di salvare se stessa e i propri genitori aiutando la Gestapo a individuare e catturare gli Ebrei berlinesi che si nascondevano. Centinaia (forse migliaia) di Ebrei fatti arrestare da lei sono morti nei campi o comunque non sono mai ritornati a casa.

Intorno alla vicenda storica di Stella, il giovane giornalista tedesco dello Spiegel Takis Würger (Hohenhameln, 1985) ha scritto un romanzo pubblicato nel 2019 e intitolato proprio Stella. Lo scrittore (prendendosi qualche libertà rispetto alle date degli eventi note dai libri di Storia) immagina che nella Berlino del 1942 la giovane incontri un coetaneo svizzero, Friedrich, e che tra loro nasca una storia d’amore che si intreccia con la vicenda dell’arresto e del collaborazionismo di Stella con il Reich. Friedrich è un giovane pittore, impacciato e idealista; Stella, accanto a lui, appare ben più concreta, sicura ed esperta delle cose del mondo. Tra i due esplode una passione ardente che rende lui quasi completamente succubo, mentre lei soffoca la parte più sensibile di sé sotto le droghe, l’ambizione e la corruzione.

Il romanzo è stato per lo più stroncato dai recensori, e non a torto; tuttavia (o perciò) ha riscosso un enorme successo di vendite. Il libro ripropone in effetti un copione noto (un giovane inetto e una femme fatale) senza conferirgli alcuna originalità; e soprattutto resta ambiguo, o quanto meno superficiale, nei confronti del personaggio di Stella.

Indubbiamente è troppo facile condannare la scelta di Stella senza aver conosciuto il carcere e la tortura che ha patito lei a vent’anni: lo stesso Primo Levi ha spiegato come i Tedeschi siano riusciti ad annientare in tanti uomini e in tante donne ogni traccia di umanità riportandoli alla forma più spietata di lotta per la sopravvivenza. È anche però pericoloso assolvere Stella giustificando il suo operato con la paura e il desiderio di salvare i propri cari: sono noti i nomi e le storie dei tanti che hanno preferito anche l’estremo sacrificio a qualunque compromesso. Per questo il personaggio di Stella doveva essere descritto e scandagliato molto più in profondità nei suoi grovigli di paura, vanità e odio per le proprie origini (dopo la guerra Stella divenne antisemita).

Il libro si chiude sul Natale del 1942, ma le note dell’ultimo capitolo ricordano che Stella continuò a tradire la sua gente anche dopo che i suoi genitori furono mandati a morire ad Auschwitz. Sottoposta a processo nel 1946, fu condannata da un tribunale sovietico a dieci anni di carcere. Convertitasi al Cristianesimo e abbandonata dalla figlia Yvonne che non le ha perdonato il suo passato, Stella si è tolta la vita nel 1994. La fine atroce degli Ebrei che aveva fatto arrestare le pesava forse come un macigno ormai insopportabile sulla coscienza. Quello che aveva fatto rendeva impossibile riappacificarsi con se stessa e con le proprie radici.