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Sottomissione – Michel Houllebecq

Solitamente non consulto recensioni prima di leggere un libro e neppure prima di recensirlo a mia volta: lo faccio solo dopo, per non rischiare di essere influenzata dai giudizi altrui. Tuttavia questa volta ho sentito il bisogno di documentarmi, prima di scrivere, perché non conosco altre opere dello scrittore e il libro mi ha lasciata davvero perplessa. Pubblicato nel 2015, Sottomissione (Soumission) di Michel Houellebecq (Saint-Pierre, 1956) è un romanzo distopico che incuriosisce e infastidisce; ed è inevitabile – e necessario! – chiedersi quanto l’autore si identifichi con l’io narrante.

 

In una Francia attraversata da tensioni etnico-religiose, al primo turno delle elezioni presidenziali del 2022 il partito dei Fratelli Musulmani arriva al ballottaggio contro la destra estrema di Marine Le Pen. Preoccupati dell’ascesa del Fronte Nazionale, gli altri partiti decidono di appoggiare il candidato musulmano Ben Abbes che ottiene effettivamente la presidenza. A partire da questo momento, la società francese viene progressivamente islamizzata, le donne quasi completamente estromesse dall’istruzione e dal mondo del lavoro, la poligamia legalizzata, l’abbigliamento reso estremamente castigato… mentre gli ebrei francesi prendono la via di Israele sentendosi in pericolo.

 

La vicenda è narrata in prima persona da François, professore dell’Università Parigi III-Sorbona e studioso dello scrittore decadente Huysmans, a cui ha dedicato la tesi di laurea e un libro che risalgono ormai a molti anni addietro. Fondamentalmente disinteressato alla politica e vagamente ateo, François è un quarantenne apatico e tendenzialmente depresso, non ha rapporti con i suoi genitori e non si è mai sposato, è incapace di stringere relazioni durature, è un accanito fumatore e bevitore nonché frequentatore di siti porno e prostitute. François si trova a vivere l’epocale cambiamento della Francia proprio nel periodo più cupo della sua vita personale, quando lo scorrere del tempo comincia ad opprimerlo insieme alla sensazione di non aver realizzato nulla nella sua esistenza.

 

Nel romanzo si intrecciano tre filoni, quello fanta-politico e distopico, quello personale del protagonista e quello relativo ai lavori di quest’ultimo su Huysmans. Ci sono dei passaggi un po’ lunghi e anche un po’ pesanti di tema politico o letterario, ma nel complesso la narrazione scorre piuttosto fluida e certamente chiara. Quella che però lascia perplessi è la “morale della favola”.

 

François è una persona francamente detestabile. A parte l’interesse per Huysmans, con cui evidentemente ha delle affinità, anche se la raffinatezza dell’esteta assolutamente non appartiene al mediocre professore, il protagonista di Sottomissione è un uomo arido e senza passioni; è incapace di amare, che si tratti di familiari, amici o compagne, e il suo modo di porsi nei confronti delle donne è maschilista e volgare; l’involuzione politica e culturale del suo Paese lo preoccupa solo all’inizio e solo superficialmente e infine viene accettata e in qualche modo abbracciata.

 

Durante la lettura ho pensato che l’autore avesse creato un personaggio emblematico dei mali fin troppo diffusi del nostro tempo: indifferenza, edonismo spicciolo e volgare, opportunismo; e ho pensato anche che Houellebecq avesse voluto mostrare che una società degenerata (incarnata dal protagonista del romanzo, ma anche dal sistema politico, descritto come  lontano dalla gente e “mummificato” intorno a meccanismi e rituali stanchi) non può che precipitare in una barbarie, che in questo caso ha i caratteri di una teocrazia islamica.

 

Al tempo stesso, però, avevo l’impressione che qualcosa mi sfuggisse e ho fatto qualche ricerca: lo scrittore è un personaggio piuttosto discusso e i suoi libri e le sue dichiarazioni gli hanno fatto guadagnare accuse di islamofobia (ma è stato considerato anche un simpatizzante dell’Islam moderato), di misoginia, di pornografia… Una personalità difficilmente definibile, ma che comunque non suscita facilmente simpatia.

 

In ogni caso, rispondendo alle critiche rivolte proprio a Sottomissione (che peraltro il caso ha voluto che uscisse nelle librerie proprio il giorno dell’attacco dei terroristi islamici alla rivista Charlie Hebdo), l’autore ha dichiarato che “il punto centrale non è l’Islam, il mio è un attacco feroce all’Occidente”, al suo vuoto di valori che produrrà un inevitabile ritorno al Sacro alla ricerca di punti di riferimento e di senso. Sembra che lo scrittore guardi a questo recupero della religione (nel romanzo anche il cattolicesimo si avvantaggia del nuovo ordine) come ad un fatto positivo, tanto è vero che ha dichiarato con rammarico di sentirsi personalmente escluso da questo ritorno alla fede (“Sono troppo vecchio per convertirmi, me la sbrigo con un po’ di nostalgia, e poi sa, Dio non mi vuole, mi ha rigettato e non ne vado per niente orgoglioso”).

Il libro mostra però anche molto bene come il recupero della fede da parte di tanti sia solo opportunistico e non abbia nulla a che vedere con valori profondi e profondamente vissuti: perciò il libro resta ambiguo e insieme alle interviste dell’autore, che non aiutano a dirimere la questione, lascia al lettore una sensazione complessivamente sgradevole.

 

Indubbiamente la nostra civiltà occidentale vive una gravissima crisi valoriale; e i mali sono certamente quelli rappresentati da Houellebecq nel romanzo. Tuttavia questo sta producendo un ritorno non alla fede, bensì ad un integralismo religioso che spesso si accompagna all’esaltazione nazionalistica e che è sempre più aggressivo. I fondamentalismi odierni investono d’altra parte, in misura più o meno ampia e in modi diversi, tutte le società e stanno generando un’escalation di intolleranza e di violenza che rischia di essere devastante. Si deve dunque lavorare affinché l’Occidente riesca a recuperare la sua migliore matrice illuministica, evitando il rischio di derive fanatiche e violente; e affinché il mondo musulmano, dalla sua parte, abbracci sempre di più una fede moderata e aperta.

 

Naturalmente questo obiettivo non è facile da raggiungere poiché le diseguaglianze socio-economiche che attraversano il nostro mondo e che si aggravano sempre di più alimentano lo stato di conflitto; tanto più perché i disperati della Terra non formano un fronte unico, ma sono spesso irretiti dalla retorica nazionalistica e fondamentalista dei poteri dominanti e finiscono col massacrarsi a vicenda nel nome di valori deformati.

Dunque è sempre più urgente ripartire dall’educazione alla consapevolezza dei diritti e della dignità di ogni uomo: un percorso arduo sul quale però è necessario incamminarsi prima che sia troppo tardi.

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D. S.

Sono una lettrice vorace, una cinefila entusiasta e un'insegnante appassionata del suo lavoro; e non so concepire le tre cose disgiunte l'una dall'altra.

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