“Sopporta, cuore…”. La scelta di Ulisse – Eva Cantarella

Ulisse, come è noto, è l’eroe mitologico protagonista del poema di Omero Odissea, che insieme all’Iliade sta alle origini della nostra civiltà: questi due poemi epici, infatti, sono le prime opere della letteratura occidentale e sono due capolavori indiscussi che hanno ispirato millenni di letteratura e cultura: la guerra, l’amore, l’avventura, gli uomini, gli dei… nelle opere di Omero c’è già tutta la vicenda umana, narrata peraltro in maniera avvincente, commovente, divertente. Gli studi novecenteschi di Milman Parry hanno dimostrato che l’Iliade e l’Odissea, messe per iscritto intorno all’VIII sec. a.C., quando nell’antica Grecia si tornò ad adoperare la scrittura, hanno alle spalle secoli di tradizione orale, durante i quali, inevitabilmente, hanno subito numerose trasformazioni e stratificazioni. Questa è la premessa necessaria per seguire il discorso sviluppato dalla storica e giurista Eva Cantarella (Roma, 1936) nel suo breve saggio “Sopporta, cuore…”. La scelta di Ulisse (2010).

La lunga tradizione orale ha fatto sì che nella versione dei poemi che è giunta fino a noi siano presenti elementi della cultura greca di epoche diverse, all’incirca dal XII all’VIII sec. a. C. Se questo naturalmente pone numerosi problemi agli studiosi di Omero, ai filologi e agli storici, offre però anche l’opportunità di riscoprire l’evoluzione della civiltà greca in quel lasso di tempo. In questo caso Eva Cantarella si è soffermata in particolare sul tema dell’autodeterminazione.

Attraverso l’esame di parole chiave ricorrenti nei poemi e il confronto tra episodi e personaggi delle due opere, la Cantarella giunge alla conclusione che proprio in quel lasso di tempo tra XII e VIII sec. a.C. – un periodo che gli storici degli anni ’70 del Novecento hanno definito Dark Age (Età oscura) connotandolo negativamente come periodo di crisi e di decadenza, mentre in realtà è stata un’epoca certamente di ombre ma anche di luci – l’uomo greco ha cominciato a scoprirsi capace di compiere le proprie scelte in autonomia e responsabilità.

In questo senso l’Odissea e il suo eroe protagonista occupano un posto fondamentale. Ulisse (che i Greci chiamavano Odisseo, da cui il titolo del poema) non è solo bello, forte, valoroso, abile parlatore, come volevano i canoni eroici tradizionali; non è solo astuto come vuole l’immagine più nota che di lui è stata tramandata. Ulisse ha una caratteristica ulteriore che lo connota: la pazienza, la capacità di dominare gli impulsi, di sopportare dolori devastanti e umiliazioni di ogni genere in attesa del momento più opportuno per agire e raggiungere i propri scopi. Così egli riesce a scampare ai pericoli, come nella grotta del ciclope Polifemo; così riesce a riprendere possesso del proprio regno occupato da arroganti principi, i Proci, pretendenti al suo trono e alla mano di sua moglie Penelope.Eva-Cantarella-Sopporta-cuore-199x300

Se nel periodo più antico, di cui resta traccia anche nella stessa Odissea, l’uomo si sentiva determinato dalla volontà degli dei e del destino, col trascorrere dei secoli i Greci hanno scoperto l’autodeterminazione, e con essa la colpa e la responsabilità. Un momento fondamentale, dunque, nella storia della cultura occidentale. E Ulisse, l’eroe che sfida perfino gli dei, la cui intelligenza è diventata proverbiale, è tra tutti quello che meglio rappresenta questa nuova consapevolezza.

Il saggio della Cantarella offre poco di nuovo agli “addetti ai lavori”; tuttavia può essere molto interessante e utile per chi non ha approfondito questi temi ma è curioso, anche perché la studiosa apre numerose finestre sulla civiltà greca antica che possono arricchire il bagaglio del lettore: la “cultura di vergogna”, la sacralità dell’ospite…

Un testo divulgativo, quindi (peraltro non privo di qualche refuso di stampa e perfino di un vero e proprio errore, a p. 73, dove si attribuisce ad Ulisse un racconto invece fatto da Penelope), per scoprire una volta di più le nostre radici, un momento cruciale della nostra storia: quando per la prima volta abbiamo scoperto di essere protagonisti delle nostre vite e non semplici marionette mosse da fili invisibili. Nella nostra epoca di massificazione e omologazione, il messaggio di Ulisse diventa perfino un monito.