Solo il mimo canta al limitare del bosco – Walter Tevis

I romanzi distopici mi attirano sempre, in particolare se recensiti nella nostra Libreria. Così ho scoperto Solo il mimo canta al limitare del bosco (Mockingbird, 1980) dello scrittore statunitense Walter Tevis (San Francisco, 1928 – New York, 1984), più noto per altri romanzi come Lo spaccone, Il colore dei soldi o L’uomo che cadde sulla Terra, da cui sono stati tratti anche celebri film. Eppure Solo il mimo… ha dei tratti originali e interessanti che meritano attenzione.

Nel 2467 il genere umano si sta ormai estinguendo mentre il mondo è dominato da macchine e robot di varia generazione e quindi più o meno tecnologicamente avanzati. Il sistema, creato dall’uomo secoli prima e sorvegliato dalle nuove tecnologie, si fonda su Privacy e Individualismo per cui gli esseri umani vivono distanti e divisi ignorando amicizia, amore, famiglia; storditi dalla televisione e dalle droghe (queste li rendono anche sterili), gli uomini passano attraverso la vita immersi in un eterno presente di cibi, tessuti, congegni artificiali, senza coscienza del passato, incapaci di leggere e scrivere e insensibili perfino ai suicidi ricorrenti. Su questo sfondo si incrociano le storie di Robert Spofforth, avanzatissimo robot di serie Nove, la cui mente elettronica è stata creata a partire da una mente umana di cui la macchina conserva stralci di ricordi e di desideri; di Paul Bentley, docente universitario che impara da solo a leggere e a scrivere, scoprendone le infinite ed emozionanti opportunità; e di Mary Lou, una giovane donna ribelle e anarchica.

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Leggendo questo romanzo è inevitabile pensare a romanzi come 1984 di Orwell o Mondo nuovo di Huxley o Piano meccanico di Vonnegut. Non si può inoltre non riconoscervi una profezia dell’ignoranza, dell’incoscienza e dell’ottundimento della ragione e dell’anima che caratterizzano il nostro presente quarant’anni dopo la pubblicazione dell’opera. Tuttavia la distopia, in Solo il mimo…, mostra un sistema ormai con moltre crepe, attraverso le quali si può intravvedere una luce, la speranza di un nuovo inizio. Le macchine non sono più così efficienti come in passato, spesso si guastano e non vengono riparate; oppure si spengono per un certo tempo e poi si riaccendono. Un sistema del genere può soccombere ad una rinnovata umanità che abbia riscoperto le emozioni, la condivisione, la cultura e il passato. Paul e Mary Lou possono essere dei novelli Adamo ed Eva.

Rispetto ad altri romanzi distopici, non a caso, Solo il mimo… dedica meno spazio alla descrizione dei meccanismi del sistema e maggiore attenzione ai sentimenti dei personaggi e alla loro progressiva presa di coscienza, alla loro emancipazione. E in questo senso l’opera ha una delicatezza e una freschezza, ma anche una sua intensità, assolutamente originali.

Spofforth è probabilmente il personaggio chiave del romanzo: il robot che scopre (in maniera drammaticamente sofferta) la sua componente umana è un emblema positivo dell’Umanità che trionfa sulla sua negazione.