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Sole di mezzanotte – Jo Nesbø

Ancora alla ricerca di una lettura non impegnativa ma comunque avvincente e ben scritta, ho scelto Sole di mezzanotte (Mere blod, 2015) di Jo Nesbø (Oslo, 1960), uno scrittore di cui avevo sentito parlare ma di cui non avevo letto nulla prima. Il romanzo è effettivamente scritto bene e mantiene una certa suspense dal principio alla fine; tuttavia non soddisfa a pieno.

Siamo nell’agosto del 1977. Braccato dagli scagnozzi di un potente e spietato narcotrafficante di Oslo, un giovane uomo arriva nel Finnmark, la regione più settentrionale della Norvegia, e trova riparo in un capanno per cacciatori. Dice di chiamarsi Ulf e di essere un cacciatore e mantiene una certa distanza dalla popolazione del luogo; la piccola comunità sami, dal canto suo, lo accoglie con una certa diffidenza, fatta eccezione per Lea e suo figlio Knut. Sfuggire al boss non è facile; rifarsi una vita, nonostante tutto, è possibile.

La voce narrante è quella del protagonista, che a poco a poco, attraverso dei flashback, rivela le proprie origini e anche rimorsi e rimpianti che hanno il nome di Anna; attraverso gli stessi occhi vediamo il paesaggio scabro e inospitale del Finnmark con il suo sole di mezzanotte rassicurante e inquietante insieme e la comunità sami con i suoi usi e le sue credenze. Non mancano accenni interessanti ai temi della religione, della Resistenza al nazismo e dell’emarginazione dei Sami in Norvegia.

Tuttavia, soprattutto nell’ultima parte, il romanzo cede a un sentimentalismo che incrina l’atmosfera tesa del thriller e banalizza un racconto altrimenti abbastanza convincente.

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Recensione di
D. S.

Sono una lettrice vorace, una cinefila entusiasta e un'insegnante appassionata del suo lavoro; e non so concepire le tre cose disgiunte l'una dall'altra.

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