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Severina – Rodrigo Rey Rosa

A quanto pare, le mie ultime recensioni sono piuttosto venali: in un modo o nell’altro critico, il prezzo del libro! In questo caso, critico sì, ma apprezzo anche. Feltrinelli di solito pubblica questi autori emergenti, regalandogli delle copertine geniali con un prezzo stratosferico: più o meno 16 euro per poco più di cento pagine. Si capisce quindi, che mentre l’altro giorno gironzolavo in libreria e mi sono imbattuta in questo racconto di un nuovo autore spagnolo, e ho girato il libro e invece che trovare scritto 16 euro, come mi aspettavo, mi sono imbattuta in un invitantissimo 10 euro, l’ho preso subito. Poi, che non sarebbe valso nemmeno quel prezzo, non lo potevo sapere. La copertina non era delle migliori: un rosso borgogna con una ragazza seminascosta da un libro, con indosso un vestito rosso anch’esso. Della serie: viva l’ovvietà (almeno per me, che associo il rosso alla spagna). La storia si è rivelata in tinta con l’apparenza.

Un giovane libraio si mette in affari con un gruppo di amici, per aprire una libreria, stufo di comprare libri che non valgono niente a prezzi esorbitanti (!). La Entretenida è una libreria in cui spesso si organizzano incontri con gli scrittori, con poeti, gruppi di lettura, ed è proprio durante uno di questi eventi che una ragazza bellissima entra e ruba il suo primo libro. La ladra continua a tornare, e il libraio annota i titoli da lei sottratti, senza fermarla (perché?!). Il loro rapporto ladra-vittima continua e si evolve, finché il libraio si innamora perdutamente della misteriosa ragazza. Già, perché la ragazza in questione sembra avere più di un’identità, vive con un uomo piuttosto anziano che indica come suo padre, in una pensione affittacamere. Il nostro eroe si impegnerà per scoprire i segreti nascosti dalla femme fatale alternando sogni a occhi aperti – il più delle volte -, a vere e proprie azioni disperate.

Perché l’hai comprato, vi chiederete, se fin dall’inizio non ti ha colpito nemmeno la copertina? Be’, posso dire a mia discolpa che il trafiletto di copertina mi ha tratto in inganno. Questo è uno di quei casi in cui la trama nel risvolto di copertina è più avvincente del romanzo in sé. Della serie: quelle poche parole per riassumere la storia ti hanno colpito, ma ora fattele bastare perché non è che possiamo impegnarci a rendere interessante tutto il resto del libro. Ora che ci penso: non so nemmeno il nome del libraio! Non riesco a ricordarmi se viene nominato e mi è sfuggito, o non è nominato affatto! Un libraio smidollato che insegue le sue fantasie mentali, rende assurda la propria vita solo per correre dietro a un mulino a vento. Sul retro della copertina del libro c’è scritta la seguente frase: “La storia romantica del delirio amoroso di un libraio per una ladra di libri”. Ecco, io penso che l’unica parola corretta e inerente alla storia sia delirio: la cosiddetta “storia romantica” non esiste! Il libraio se la immagina molte volte, ma effettivamente è una storia di sesso, uno sfruttamento economico, non di certo una storia romantica. Be’, ogni tanto qualche cantonata bisogna prenderla. Del resto, non tutti gli scrittori spagnoli possono essere dei Zafón o delle Clara Sanchez.

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