Salone del Libro, Torino 2013: vale davvero il viaggio?

Oggi la Libreria Immaginaria si improvvisa recensore di un evento, invece che delle pagine di un libro.
Tutti i nostri lettori avranno capito che quest’anno siamo andati alla Salone del Libro di Torino – a scaglioni, ma siamo andati! La recensione quindi, non può che essere sul contenuto del Lingotto.

Le prime impressioni? Un posto enorme, sorprendentemente pieno di gente – per la serie “c’è ancora speranza nel mondo”- e soprattutto, pieno di libri.

Piene di aspettative, entriamo emozionatissime, pronte a perderci tra i corridoi, gli autori, gli scaffali e le case editrici indipendenti, ma ciò che troviamo dentro è un tantino diverso da quello che immaginavamo.

Il padiglione occupato dalle piccole case editrici è vivibile: i corridoi sono sì pieni di gente, ma non c’è bisogno di fare a cazzotti per passare, sbirciare sui banchi, o scambiare una parola con gli autori/editori lì presenti. Il padiglione ideale: passeggi, osservi, se ti attira qualcosa, ti soffermi, approfondisci e nel caso acquisti, molto liberamente.

Tutt’altra storia gli altri due spazi, in cui hanno allestito le postazioni Collagedelle grandi case editrici.

I corridoi erano stipati di gente. Chi era seduto affranto e distrutto, con una sfilza di bagagli pieni di libri, chi camminava freneticamente, girando la testa all’impazzata a destra e sinistra per non perdersi nemmeno un dettaglio, chi faceva la fila alle casse di Newton Compton, Feltrinelli, Mondadori, Einaudi, …

Ora: è logico essere attratti dalle case editrici che si sentono nominare tutti i giorni, anche noi siamo cadute in trappola, ma è logico anche presumere che tali case editrici si differenzino in qualche modo dalla comune libreria che siamo abituati a visitare sotto casa. Che so, sconto fiera? Libri in anteprima? Nuove edizioni economiche? E invece non abbiamo trovato niente di tutto ciò. A parte i gadget di rito –ovvero le buste “eco glamour” in stoffa, che ci piacciono tanto e che ovviamente, hanno adescato anche noi, non c’è differenza tra un punto Sperling&Kupfer alla fiera di Torino e una libreria di Roma.

Per quanto riguarda le conferenze, per cause di forza maggiore –i treni ritardano sempre, anche Italo- ho saltato tutte quelle a cui volevo assistere, per cui non posso giudicare.

Per concludere: chi è di Torino e compagnia bella, sicuramente a farci un salto non fa male. È comunque un posto pieno di libri, gente, possibilità di incontri fuori dall’ordinario. Ma per chi, come noi, si è fatto oltre 600 km di treno, non vale poi molto la pena. A meno che non cogliete l’occasione, e come noi, diventate turisti per caso per la città, che invece merita davvero!Torino2013 040