Saggio sulla lucidità – José Saramago

A dispetto del titolo, Saggio sulla lucidità (Ensaio sobre a lucidez) è un romanzo, pubblicato nel 2004 da José Saramago (Azinhaga, 1922 – Tías, 2010), scrittore portoghese vincitore del premio Nobel per la Letteratura nel 1998. Può essere considerato una sorta di prosieguo di Cecità del 1995, poiché viene fatto esplicito riferimento agli eventi narrati nell’opera precedente ed alcuni personaggi di quella storia vengono riportati in scena.

In un Paese che resta indefinito ma che allude al Portogallo dell’autore, gli abitanti della capitale si recano a votare in percentuale altissima: l’avvenimento è insolito, ed è anche strano che l’afflusso massiccio ai seggi avvenga solo dopo le quattro del pomeriggio. Aperte le urne si scopre qualcosa di ancor più sorprendente e sconvolgente: il p.d.d. (“partito di destra”) al governo ha conservato la maggioranza dei consensi, ma più del settanta per cento delle schede è stato lasciato in bianco. La classe dirigente del Paese teme che l’opposizione espressa dalle schede bianche possa estendersi oltre i confini della capitale e preluda ad una rivoluzione. Le elezioni vengono ripetute e spie del governo inviate tra la gente a carpire informazioni utili. Gli infiltrati non riescono ad appurare nulla. Intanto la percentuale delle schede bianche sale all’ottantatré per cento. A questo punto il governo reagisce in maniera durissima: impone la censura agli organi di informazione e dichiara lo stato d’assedio della capitale, trasferendo le autorità nazionali in una nuova sede provvisoria. Giunge perfino a provocare un attentato alla metropolitana, per indurre la popolazione a credere di trovarsi in balìa di cospiratori antidemocratici senza scrupoli. La gente comune continua invece a comportarsi in maniera serena e solidale, provocando sempre maggiore sospetto e ira negli organi di potere. Infine una lettera inviata alle autorità insinua che una donna in particolare possa essere l’artefice della ribellione di quelli che ormai vengono definiti “biancosi”.saggio-sulla-lucidita

Il Saggio sulla lucidità ripropone le atmosfere surreali e visionarie di Cecità; a tratti sembra di avvertire anche l’aria soffocante di 1984 di Orwell. Il tono della narrazione è ironico, sferzante e amaro insieme; l’autore inoltre adopera anche in questo romanzo il suo caratteristico stile di scrittura che non distingue tra virgolette le battute dei personaggi, dividendole invece semplicemente mediante virgole: in questo modo il racconto acquista un ritmo accelerato e drammatico.
Il potere è corrotto e violento. Sono pochi i rappresentanti delle alte sfere che siano capaci di sottrarsi all’esplosione incontrollata della repressione: il sindaco della capitale, il ministro della cultura e quello della giustizia, il commissario inviato ad indagare sulla donna accusata di guidare la rivolta…
La maggior parte dei rappresentanti del potere entra in una spirale di violenza folle. Ciò nonostante la ribellione pacifica dei biancosi prosegue e il governo si scopre impotente.
L’assassinio alla conclusione del romanzo allunga l’elenco dei delitti insensati e ingiustificabili del governo e getta un’ombra scura sull’avvenire.

Nei quasi dieci anni che separano Cecità da questo romanzo, la visione dell’autore si è evidentemente incupita. Il primo romanzo si concludeva con una nota di speranza, seppure molto problematica. Il Saggio invece termina con un evento sanguinoso e assurdo, dopo il quale qualunque cosa potrà accadere.
Il miglior commento è probabilmente quello dello stesso autore: «Se il Saggio sulla lucidità non causerà polemiche è perché la società dorme».
Siamo davvero, come diceva la moglie del medico oculista nell’ultima pagina di Cecità: «ciechi che, pur vedendo, non vedono»? Mi piace credere che una rivoluzione silenziosa di biancosi, un giorno, ci salverà.

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