Sabotaggio d’amore – Amélie Nothomb

Sabotaggio d’amore, scritto nel 1993 dalla scrittrice belga Amélie Nothomb, è un romanzo breve e in gran parte autobiografico – come molte altre sue opere – intenso e spiazzante, sincero, senza censure di nessun tipo.

La Cina comunista come sfondo, la guerra che i bambini – figli di diplomatici, buffa ironia della sorte – inscenano per gioco, forse per noia, che ricorda vagamente il Signore delle Mosche, ma senza quel fatalismo di fondo né gli intenti morali che caratterizzavano il romanzo di Golding.
Che i bambini sappiano essere, nell'innocente inconsapevolezza dell'infanzia, estremamente crudeli, spietati, volgari e cattivi ormai non è più una novità: decine di libri sono state scritti sull'argomento, ma nessuno con la meravigliosa ironia caustica della Nothomb. Questo libro racconta di torture effettivamente terribili e disgustose inflitte ai malcapitati "prigionieri di guerra" – indimenticabile quella patita dal povero Werner, capo dei bambini tedeschi e quindi, agli occhi dei bambini francesi, "l'incarnazione stessa del Male" – che però non possono non strappare un sorriso al lettore, tanto agli occhi dei bambini sembrano giuste e ineluttabili. Spesso il mondo, quando sei piccolo, è una linea retta, una sequenza di cause e conseguenze oltremodo chiare e lineari. È così anche l’universo della piccola Amélie, sette anni, bambina egocentrica e sicura di sé ai massimi livelli, almeno fino a quando non incontra quello che viene da lei soprannominato "il centro del mondo", ovvero lo sguardo di Elena, tanto graziosa quanto cattiva e vuota.
Amélie si innamora perdutamente di lei, all'istante, e stravolge tutte le sue convinzioni, tutto il suo mondo interiore che si rifletteva su quello esteriore. Sono davvero belle e poetiche le pagine in cui la scrittrice esprime questo sentimento, raccontando di un segreto, bellissimo e inconfessabile, che altro non è che il desiderio fisico che prova per Elena. Però, essendo ancora troppo piccola per provare queste sensazioni, non le capisce fino in fondo, non riesce a interpretare questa oscura quanto meravigliosa voglia, e allora inventa metafore, favole, dove Elena è nuda sotto la neve ed ha tanto freddo, e poi arriva lei per scaldarla, lentamente, con amore.
Tanto Amélie è devota alla sua nuova musa, tanto più Elena è crudele nei suoi confronti, indifferente, arrogante. Amélie farebbe qualsiasi cosa per lei, per ottenere un briciolo della sua attenzione, del suo amore, della sua amicizia, ma tutto è inutile. Verso la fine del libro Elena, esigendo una prova d'amore, obbliga Amélie a correre in cerchio senza fermarsi mai, ben sapendo che la piccola soffre d'asma e quindi uno sforzo del genere può essere estremamente pericoloso per lei. Amélie capisce subito le sue intenzioni nascoste, capisce che la crudeltà di Elena è arrivata all'estremo, dato che le chiede di fare qualcosa che sa perfettamente la danneggerà, ma non le importa, è felice di farlo, è felice di sabotarsi per il suo amore. Questa frase, che dà il titolo al libro, è anche la sua più alta finalità: si può essere talmente devoti a qualcuno da accettare di calpestare il proprio ego, il proprio io, la stessa propria incolumità fisica, decidendo di annientare tutto questo solo perchè l'oggetto del tuo amore te lo ha chiesto. La Nothomb, ribadendo le caratteristiche assolutistiche e grottesche che contraddistinguono il suo percorso artistico, ci presenta in modo chiaro e semplice quello che è l’amore secondo il suo punto di vista: ci sono quelli che ti chiedono di correre e ci sono quelli che corrono. Resta solo da capire a quale delle due categorie apparteniamo noi.