Racconti matematici – Claudio Bartocci (a cura di)

Quando andavo a scuola, prediligevo le materie scientifiche. In particolare la matematica. A tutt’oggi, 30 anni dopo aver abbandonato gli studi in quel campo, posso orgogliosamente dire di ricordare tutta la matematica studiata da giovane o di riuscire, con una rapida lettura, a recuperarla. Una passione emersa timidamente ma cresciuta prepotentemente nel tempo, mi ha invece portata ad approfondire gli studi umanistici, che a tutt’oggi sono il mio pane quotidiano. Date queste premesse, una raccolta intitolata Racconti matematici (2006), recensita qui nella nostra Libreria, non poteva non attirare la mia attenzione. In effetti in questi racconti, accanto alla matematica, sono presenti altre discipline scientifiche; e non tutte le questioni più “tecniche” mi sono chiare: ma di sicuro nel volume sono raccolte chicche di letteratura di altissimo livello. L’introduzione del curatore Claudio Bartocci (Roma, 1962) spiega inoltre in maniera molto argomentata e documentata quello che ho sempre intimamente percepito: che la scienza non è così distante dalla letteratura come comunemente si crede. Anzi, le loro strade si sono incrociate spesso e non di rado con risultati entusiasmanti.

La raccolta è divisa in tre sezioni (Numeri, Spazi e Ritratti) e contiene racconti di Calvino, Buzzati, Borges, Saramago (non tutti a me già noti, benché si tratti di autori da me frequentati anche assiduamente) e di tanti altri, tra cui Asimov, Eco, Foster Wallace, McEwan, Brown, Huxley…: 25 narrazioni in tutto a cui si aggiunge, in appendice, il saggio di Musil L’uomo matematico.

Ci si muove tra l’assurdo borgesiano di un libro infinito e maledetto (Il libro di sabbia) e la riscoperta delle capacità umane nel mondo dominato dalle macchine di Asimov (Nove volte sette); tra la ricerca disperata del senso della vita del principe di Buzzati (I sette messaggeri) e la cinica crudeltà del marito di McEwan (Geometria solida); tra il colpo di scena grottesco di Brown (Naturalmente) e la comicità dotta e riflessiva delle interviste impossibili di Eco (Pitagora)… Grazie ai ritratti della terza sezione, si può approfondire la triste biografia di un genio misconosciuto (Breve ritratto di Alan Turing, di Carrère) e incuriosirsi alla pittura di un artista rinascimentale (Paolo Uccello, di Schwob)… Per lo più sono narrazioni di alto spessore, letterario e “matematico”, caratterizzate da un ritmo incalzante che le rende ancora più interessanti.

Grazie allo scrittore romano Del Giudice e al suo racconto Fuga, infine, ho scoperto un sito della mia Napoli di cui ignoravo l’esistenza: il cimitero delle 366 fosse, in funzione tra XVIII e XIX secolo per la povera gente di Napoli che finalmente ebbe un luogo preciso e certo, e fuori dell’abitato, per seppellire in maniera ordinata e pietosa i propri morti.