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Quelli che però è lo stesso – Silvia Dai Pra’

 

La scuola italiana, una scuola di Ostia, come tante.

Il serale che è contenitore di forme diverse d’assenza, di fuga, di ribellione.

Ragazzi di strada, ragazzi di vita come in Pasolini qui ampiamente citato in quanto interprete di un ambiente che non ha subito grosse modifiche da quando l’ha raccontato.

Conosco le strade e i luoghi, decifro volti e atteggiamenti. Comprendo i vuoti emozionali che la periferia può lasciarti addosso, la groviera dello spirito; buchi talmente imponenti da voler cercare in tutti i modi di riempirli, anche con cose che poi erroneamente contribuiscono a creare un paesaggio lunare nel cuore.

Ragazze madri, ragazzi persi, uomini e donne in cerca di un riscatto sociale, stranieri in cerca di un’identità che non li stravolga.

Su tutto, il contorno d’ideologie che si insinuano tra le pieghe e infettano la ferita aperta del mal di vivere.

Ma sto andando fuori tema, lo sento, il punto forse è che hanno ragione questi ragazzi che nei loro di temi – qualunque sia l‘argomento – infilano l’amore:

totalizzante, travolgente, che tutto modifica e fa vedere con occhi nuovi.

L’amore è la risposta, e forse, l’educazione all’amore, la sfida pedagogica.

Silvia Dai Pra’ ci regala uno spaccato non solo tangibile e contemporaneo di una realtà tutta italiana ma riesce anche a filtrare, con la sua sensibilità, le scorie che potrebbero investirci di primo impatto, per farci cogliere quelle piccole perle di bellezza che lei ha saputo scorgere di mezzo alle sabbie melmose di Ostia.

Un libro da tenere sul comodino e rileggere a più riprese; arriva come le maree!

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Simone Gentile
Recensione di
Simone Gentile

Sono Simone Gentile. Stretto tra una torre di libri e una pila di graphic novel (da leggere tutti, rigorosamente, in ordine sparso) continuo a lasciare una traccia nera su un foglio bianco; un timido rivolo che vuole affluire all'impetuoso corso della narrativa e continuare il Viaggio. Sono aperto a qualsiasi genere ma attratto dalle varie declinazioni della paura, per questo spesso mi ritrovo invischiato in storie che "MAMMAMIA!"... e forse poi, un po', me le vado a cercare.

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