Pian della Tortilla – John Steinbeck

«Mica è una storia proprio buona, in fondo. È troppo piena di significati insegna troppe cose e le une contrarie alle altre. Non si può trarne nessun utile. Non dimostra proprio nulla.» Sono le parole di Pilon, compagno di avventura del protagonista di Pian della Tortilla, Danny: sono la miglior descrizione del libro stesso, che potrebbe essere racchiuso anche nella risposta di Pablo, un altro della ciurma: «Non ha un significato che si veda, eppure ne ha uno di certo, non saprei quale.»

La storia di questi ragazzi, che si trovano per caso a vivere sotto lo stesso tetto, fa pensare più di quanto non lo faccia una fiaba morale o un film della Hollywood classica, gonfio di lezioni di vita: proprio perché non vuole insegnare nulla, ma solo raccontare una vicenda verosimile, in cui tutti si potrebbero ritrovare, impreziosita da tutte le personalità che la popolano: quello che non può vivere senza i suoi cani, l’altro che è più contento di vagabondare tra i boschi che dormire ogni notte su un letto, e quello che s’ingegna per far economia e racimolare i soldi per un vestito decente. Tutti gli abitanti di Pian della Tortilla, quartiere dei diseredati di Monterey (California), vivono d’altra parte alla giornata, perennemente alla ricerca di qualcosa da scambiare con un gallone di vino: nessuno di loro si dimenticherà del manipolo di amici di Danny e di Danny soprattutto, tanto avido di gioia di vivere quanto maldestro nel conservarla.