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Passeggeri notturni_ Gianrico Carofiglio

Che Gianrico Carofiglio fosse uno dei migliori scrittori italiani contemporanei l’ho sempre sostenuto. Completo, profondo. In questo libro anche geniale.

L’arte del racconto. Perfetto. In poche righe ciascuno, trenta racconti per tre pagine a testa, riesce a divertire con aneddoti, insegnare sempre qualcosa di nuovo ( Carofiglio è un pozzo di conoscenza) stare a cavallo fra realtà,  immaginazione, viaggi, poesia, politica, storia, saggistica, filosofia, massime zen, sociologia…

Trenta racconti  tagliati con precisione chirurgica, eppure sembra tutto così naturale. Chiaro, lucido. Niente è lasciato al caso, ma il lettore non è mai messo in imbarazzo, anzi viene messo in pantofole, a suo agio a lasciarsi trasportare da queste storie fulminee.  Oppure a camminare a piedi nudi o con scarpe comode per sentieri nuovi.

Le materie , come si è già detto sono le più varie, ed è questo il valore aggiunto.  Quindi non c’è un filo conduttore.  Tuttavia vi è una costante, in questa come in altre opere dell’autore. L’idea che l’errore, l’imperfezione, il disordine non siano sempre qualcosa di negativo ma anzi possano essere il sale della vita. Non è un semplicistico “sbagliare è umano” o “imparare dai propri errori” ma è qualcosa di più, proprio in una società che ci richiede di essere invincibili.  L’ironia, l’auto ironia,  l’autocoscienza, la forza. Il tutto è riassunto in questa frase di Michael Jordan nel racconto “Canestri”:

“Nella mia carriera ho sbagliato più di 9000 tiri. Ho perso 300 partite. Per 36 volte i miei compagni si sono affidati a me per il canestro decisivo e io l’ho sbagliato.  Ho fallito tante e tante volte nella mia vita. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto”.

I racconti possono essere letti tutti d’un fiato, oppure intervallati con altre letture, oppure tenuti sul comodino per rileggerli, come una piccola Bibbia, un manuale mai noioso, come un cioccolatino che si scioglie lentamente sul palato.

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Recensione di
Miriam Caputo

Sono una divoratrice di libri, che ama la scrittura. Mi piace raccontare le storie che ho letto, ma anche inventarne di nuove e creare personaggi. Mi rispecchio in questa frase:
"Io voglio essere la trapezista, che fa il triplo salto mortale con il sorriso, la leggerezza, e non fa vedere la fatica dell'allenamento, perché altrimenti rovinerebbe il tuo godimento di lettore. Io voglio essere la trapezista e nulla voglio trasmettere della fatica del mio scrivere"
(Andrea Camilleri).

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