Parliamo di audiolibri: Dentro l’acqua – Paula Hawkins

Il tempo è il bene più prezioso  dei nostri tempi eppure non sono così convinta che ne abbiamo davvero la piena consapevolezza. Come potremmo altrimenti perdere tempo inchiodati per ore all’ultimo livello di Candy Crush?
Non abbiamo tempo per le nostre relazioni, non abbiamo tempo per i nostri figli (come facciamo a lavorare 8 ore al giorno e mandare avanti una casa in contemporanea?), non abbiamo tempo per fare sport, ancor meno per seguire un regime alimentare sano, figuriamoci una dieta.
Siamo palline impazzite lanciate a tutta velocità nel flipper della vita ma dovremmo renderci conto che per quanto possiamo essere bravi a far durare la partita il più a lungo possibile, il gioco alla fine finisce: la pallina cade tra lo spazio delle levette e le luci si spengono, game over.

In un’epoca dove il multitasking è una qualità (?) imprescindibile, trovare il tempo per leggere sembra davvero un’utopia; il tempo per leggere non va cercato, il tempo per leggere va creato e soprattutto difeso.

Gli audiolibri sono stati la mia salvezza in modo particolare nelle ore perse nel traffico di Roma. E quando scrivo ore non sto usando un’iperbole, anzi.
Ascoltare è sicuramente diverso da leggere storie ma soddisfa un bisogno antico quanto la storia dell’uomo. Ascoltare storie espande la mente e accende l’immaginazione esattamente come quando eravamo bambini e le lettere per noi erano solo segni grafici senza significato.
Il potere dell’ascolto è tale che dimentichiamo la password dell’email reimpostata ieri, ma ricordiamo perfettamente le storie che ci leggevano prima di andare a dormire e le relative immagini mentali che ci siamo creati.

Oltretutto l’ascolto permette di avere le mani e gli occhi liberi. Ascoltare mentre si fa qualcosa che non ci piace (guidare e incombenze domestiche in primis), aiuta il tempo a passare più velocemente. Ma l’uso degli audiolibri si presta a più declinazioni: immaginate di ascoltare un romanzo avvincente mentre correte o durante la passeggiata serale con il cane o al buio prima di addormentarvi.
E se durante l’ascolto vi distraete in voli pindarici come succede anche mentre si legge, basta mandare indietro l’ultima traccia et voilà, dove eravamo rimasti?

Questa volta ho sperimentato le 11 ore e 7 minuti di Dentro l’acqua di Paula Hawkins perché il primo romanzo dell’autrice, La ragazza del treno, mi era piaciuto tanto da consigliarlo e anche perché non avevo ancora provato un thriller letto ad alta voce.
Come da titolo, l’intero impianto narrativo gira intorno all’acqua e più precisamente intorno ad un luogo dal nome abbastanza macabro: lo stagno delle annegate, protagonista involontario di diverse morti femminili avvenute nel corso degli anni nell’anonima cittadina inglese di Beckford.

Nell Abbot è l’ultima donna a venire ritrovata annegata nello stagno, avvenimento che costringe la sorella Juls a tornare a Beckford e a fare i conti con i ricordi della sua infanzia e ad affrontare la nipote adolescente rimasta sola dopo la morte della madre.
Se la morte di Nell viene archiviata in prima battuta come suicidio, presto le diverse voci del romanzo dipingeranno un quadro ben più inquietante di tutta la faccenda che risalirà la storia dei cittadini di Beckford, scorticando via i loro segreti più indicibili e portando a riva una verità più macabra di quella immaginata.

audiolibri

A dare la voce a Juls, una delle protagoniste del romanzo, è l’attrice Carolina Crescentini che ricorderete tutti avere una voce particolare che in cuffia risuona molto intensa e gutturale, adatta alla lettura a voce alta. Insieme a lei, altre 4 voci che, alternandosi, rendono l’ascolto di questo audiolibro più difficile rispetto ad un’unica voce narrante (come nel caso di Anna Bonaiuto per i libri di Elena Ferrante) ma è solo una questione di tempo: dovete rilassarvi e lasciarvi raccontare una storia.
Imparare a lasciarsi condurre è difficile ma quando si riesce nell’impresa, la soddisfazione supera di gran lunga la fatica.

Tornando al romanzo della Hawkins, per quanto ben strutturato, l’ho trovato più debole rispetto a La ragazza del treno, con personaggi meno definiti e con una narrazione più superficiale, a pelo d’acqua: un lettore più disincantato riesce già a capire a diverse pagine dalla fine dove l’autrice vuole andare a parare e questo rende la fine della lettura più prevedibile.