Orso contro squalo – Chris Bachelder

La domanda è semplice, come quasi tutte le domande serie.
Dato un terreno di scontro relativamente equilibrato – per esempio uno specchio d’acqua abbastanza profondo perché uno Squalo possa muovercisi con perizia, ma anche abbastanza basso perché un orso possa starvi in piedi e agire con la destrezza che gli è propria – chi vincerebbe in un combattimento fra un Orso e uno Squalo? “

 Il quesito è sicuramente interessante.
A ben guardare, c’è un qualcosa di zen nella maniera in cui è posto (se vogliamo dare un significato metafisico agli animali coinvolti e al loro habitat di provenienza). Ma è abbastanza rilevante da prenderlo come spunto per un libro?

Decisamente, si.
Chris Bachelder è un fenomenale virtuoso della parola. Prendendo ad ispirazione la società americana e, portando tutto un po’ più in là, crea delle scatole narrative che incastrandosi formano un disegno allegorico incredibile.
Avete presente quegli artisti che da bottoni, stracci, secchi e ogni qual si voglia tipo di oggetto riescono a ricreare un immagine? Questo è Bachelder.

Il viaggio per andare a vedere l’evento “Orso contro Squalo II” è il pretesto, squisitamente “on the road”.
In mezzo ci mettiamo un padre di famiglia in crisi esistenziale, una madre ossessionata dalla postura corretta e due figli agli opposti schieramenti di Orso contro Squalo.

Il montaggio narrativo è improntato sulla spettacolarizzazione portata al paradosso.

 “-Allora come risponderebbe, professor Underwood, all’elegante ‘ragionamento inverso’ di Newman, secondo il quale l’allarmante scarsezza di squali in Shakespeare indicherebbe il terrore, e dunque il rispetto, del Bardo per questi animali?

-Credo sia una sciocchezza.

In Shakespeare si riscontra anche un’allarmante scarsezza di station wagon, ma io non vado in giro a cercare di costruirmi una carriera su questo fatto.”

 Troupe televisive che seguono la famiglia passo passo lungo il cammino, spot televisivi a go go, dibattiti sullo scontro del secolo, resoconti del primo evento con tanto di disamina delle colpe dei programmatori di “Orso contro Squalo I” (l’orso aveva la testa ridicolmente piccola) e ancora aneddoti, storielle e follie legate a questi due animali.

 “Quindi mettiamo che sei un pesce grosso. Questa creatura apparentemente innocua col nome simpatico [squalo staccabiscotto] ti mente, ti aggredisce con un potente aspirapolvere orale e poi ti lascia un buco che ti resterà per sempre. Cazzo se è una metafora”

 Il collante narrativo è sparso qua e là con sapiente mano artigiano/creativa da Bachelder che non perde mai occasione di stupire con i suoi voli pindarici e l’umorismo sagace (a me ha ricordato per certi versi Alessandro Bergonzoni).

La spirale dell’attesa cresce a dismisura fino all’inevitabile epilogo.

In un mondo che esige che lo show vada avanti ad ogni costo – anche quello di negare la morte – lo spettacolo di “Orso contro Squalo” finisce per rivelarsi più vero del vero inorridendo il pubblico pagante che, già abbondantemente anestetizzato, o continua a guardare passivo o si alza e se ne va senza protestare.

Sarà pronto al prossimo scontro.

C’è sempre bisogno di che distrarsi.