Omero, Iliade – Alessandro Baricco

Ed eccomi qui (scontato come inizio, lo so) a parlare nuovamente di Baricco. Sperando che non cambiate subito pagina, o  meglio, recensione.

Questa volta si tratta di “Omero, Iliade”. “Ecco qui che Baricco, credendosi onnipotente e tuttologo, ha deciso anche di riscrivere adirittura un’opera classica”. E’ questa la frase che in questi giorni mi sono sentita ripetere mentre, tranquilla, me ne giravo con questa copertina rosso – grigio sotto il braccio. O ancora, ho dovuto ascoltare i pregiudizi del mio professore di Latino e Greco, arroccato sulle sue convinzioni e sui suoi pronomi e avverbi.

Ma come si può giudicare un libro senza averlo prima letto?

Io amo i poemi omerici; amo la classicità, amo le avventure che in entrambi sono descritte minuziosamente e tra colpi di scena e miti. Mi sono quindi accostata entusiasta a questa rielaborazione dell’Iliade. Non voglio di certo elevare Baricco a genio, avrà anche i suoi difetti, ma per la scittura, a mio parere, non sbaglia un colpo.

Credo che non tutti conoscano per filo e per segno la vicenda che vede scontrarsi Achei e Troiani. Questo piccolo testo è una porta per far arrivare anche i più avversi alla classicità, a questo capolavoro omerico. Ciò che colpisce a chi ha già letto in parte in greco, in parte in traduzione, l’Iliade, è la velocità con cui questa volta scorre il testo. Ciò è dovuto al fatto che Baricco elimina radicalmente le apparizioni degli dei. Su questo avrei qualche punto da controbattere: gli dei greci sono affascinanti e al tempo stesso ironici. Il filosofo Feuerbach diceva che essi rappresentavano le passioni e le aspirazioni degli stessi greci. Credo acnhe io che gli dei sono una chiave di lettura molto chiara del mondo greco. Nonostante questa premessa però, nel testo di Baricco non se ne sente la mancanza. E’ come se Omero non ne avesse mai parlato di questi dei, in quanto la narrazione è ugualmente fluida.

Un altro elemento che mi ha fatto amare questo libro è stato il metodo di narrazione: non più distaccato, ma introspettivo. Ogni capitolo è in realtà un personaggio che racconta dal suo punto di vista le vicende, lo svolgimento della guerra e la piega che man mano passa il tempo, questa prende. Leggiamo così le parole di Elena, amareggiata e pentita, vediamo un Achille irato e poi disperato; Patroclo che tenta di salvare gli Achei. “Io li salvai tutti, con il mio coraggio e la mia follia” dice, prima di andare incontro alla morte; la nutrice ci descrive come Ettore prende in braccio il piccolo Astianatte, entriamo nella mente dell’astuto Ulisse. Alla fine avremo un quadro non solo della guerra, ma anche dei sentimenti di tutti, capiremo come gli eroi hanno anche loro paure e smarrimenti.

L’Iliade diventa quindi uno scrigno di passioni ed emozioni. La bellezza e la magnificenza di questo poema Baricco le ha rese più chiare e manifeste. Lo scrittore ha messo di nuovo in luce la sua capacità di plasmare parole, suoni e immagini. Baricco è tutto qui. Ma mi pare che quel “qui” sia una vastità.