Nina dei lupi – Alessandro Bertante

Sapete perché amo quando mi regalano dei libri? Perché la scelta che il donatore fa è completamente fuori da ogni mio controllo, libera, magari consigliata da qualche libraio ben informato oppure spinta solo dal suo istinto. Mi piace perché leggendo i libri che mi regalano, esploro autori e romanzi che da sola probabilmente non avrei mai adocchiato.

Così è stato per Nina dei lupi dell’ italianissimo Alessandro Bertante pubblicata da Marsilio Editori lo scorso febbraio.
È difficile attaccare un’etichetta di genere a questo libro visto che a mio parere è una storia che abbraccia diverse tematiche: mitologia, romanzo di formazione, romanzo post-apocalittico e, permettetemi di dirlo, Bertante tocca anche la sfera del fantastico.
 
Siamo in un paese di montagna, nascosto e protetto dal resto del mondo caduto in disgrazia: la società per come la conosciamo oggi è impazzita e l’apocalisse è iniziata per mano degli uomini ormai senza speranza.
È per questo che a Piedimulo ci tengono a rimanere isolati dalla follia umana, nascosti dalla grande montagna e da una galleria esplosa che rende impossibile uscire ed entrare dal borgo.
 
Ma non sarà così per sempre.
 Nina, sopravvissuta alla guerra in città, dovrà affrontare una guerra ben più ardua tra le montagne: la sua iniziazione come donna, la caccia, l’amore, il sangue. Il suo e quello di tutti quelli che conosce perché l’orda omicida e folle troverà anche quel paese arroccato e allora sarà davvero la fine.
 
Amo i libri che mi lasciano immagini dietro gli occhi: ho sentito il freddo dell’ inverno, ho assaggiato la follia provocata dalla neve che nasconde tutto, ho assaggiato la carne di cervo appena cacciata, mi sono macchiata le mani di sangue non mio e ho respirato aria rarefatta.
 
Un romanzo notevole, a volte decisamente brusco, dai toni sfuggenti proprio come gli abitanti di un piccolo paese di montagna.