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New York – Edward Rutherfurd

Non so quanti di voi ricorderanno la mia prima recensione di quest’autore e del primo libro suo che ho letto, London. Ad ogni modo, poco tempo fa ho trovato in libreria un altro romanzo/saggio della stessa serie, ed eccomi qui. La prima volta è stato l’amore viscerale per Londra a farmi comprare quel librone alto come Il Signore degli Anelli, e ovviamente la curiosità per quel che prometteva; questa volta, è stato il ricordo piacevole del primo libro e di nuovo la curiosità, stavolta per una città che conosco poco, che ho visitato tantissimi (troppi) anni fa, e dove vorrei tornare.

rutherfurdQuesta volta, allora, partiamo per New York… ed iniziamo dai tempi degli olandesi, che furono i suoi primi coloni. Siamo ancora in un periodo in cui l’America così come la conosciamo non esiste, e il territorio su cui sorge Nuova Amsterdam è semi-vuoto e selvaggio – ci sono tanti indiani, un po’ di inglese, ancora quasi nessun nero e tanti olandesi che hanno portato con sé la propria religione, la propria lingua, i nomi e l’architettura. Ma non ci vuole molto perché gli inglesi comincino pian piano ad acquisire potere: il commercio e le esplorazioni vanno di pari passo, e così il territorio della fiera (e appena ri-nominata) New York cresce e si popola, cacciando gli indiani e gli animali, costruendo strade che lentamente cominciano a prendere dei numeri al posto dei nomi (come usavano gli olandesi) e ad assorbire sempre più gente, da ogni parte del mondo: ebrei, neri, irlandesi, tedeschi, italiani, protestanti, cattolici, musulmani. Fin dall’inizio si capisce che New York non avrebbe potuto essere altro che quella che è adesso: una metropoli multiculturale e sovraffollata, in continuo (e non sempre pacifico) fermento.
Ci sono gli scontri per cacciare gli inglesi, le tensioni con gli indiani, l’indipendenza americana, lo spostamento della capitale dei neonati Stati Uniti da New York a Washington (passando per Philadelphia, lo sapevate? io no); ci sono gli scontri razziali, e la guerra tra sudisti e nordisti, e molto altro ancora.

In mezzo a tutto questo caos da formicaio, come nell’altro romanzo, si intrecciano le storie di alcune famiglie di varie estrazioni sociali. A differenza di London, in questo nuovo romanzo Rutherford ha stretto meno le maglie familiari: invece di incentrare le vicende su pochi “cognomi” che continuano a spuntare e ritornare lungo tutto il corso della storia, qui spesso i protagonisti cambiano, e di alcune famiglie non sappiamo più niente, o la genealogia si estingue in qualche modo o si perde nel nulla. Questo da una parte rende più leggera e scorrevole la parte di finzione, ma dall’altra appassiona anche molto meno: mi ricordo che l’altra volta era la curiosità verso il destino di una famiglia o l’altra a spingermi attraverso alcuni dei capitoli più noiosi e lunghi; questa volta invece no, anzi spesso ci sono personaggi la cui storia inizia quando il resto delle vicende è già piuttosto avanti – capisco che per un romanzo “normale” non c’è niente di strano, ma Rutherfurd mi aveva abituata diversamente. Pazienza, come ho già detto non è necessariamente un male.
Anche questa volta, ahi noi, c’è da superare lo scoglio del notevole numero di pagine – Rutherford, al contrario mio, non ha il dono della sintesi. Ma se New York vi intriga, e i testi storici non vi spaventano, provateci: Rutherfurd ha il talento di un’ottima penna, e la parte storica è perfettamente incastrata con la finzione; il che lo rende interessante, mai troppo pesante, e pieno di curiosità che difficilmente scoprireste altrimenti.

Enjoy!

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Recensione di
Silvia Righetti

"Tutto quello che vedo mi ricorda qualcosa che ho letto in un libro... ma non dovrebbe essere il contrario? " (cit.); sono una grafomane, oltretutto, quindi dove altro pensavate di potermi trovare?

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