Nemesi – Philip Roth

Piccola parentesi: ancora mi stupisco di come i miei gusti cambino col tempo.

Dell’autore in oggetto avevo letto “Lamento di Portnoy” e “Pastorale americana”: a causa del mio disinteresse per la fabbricazione di guanti, mi ero ripromesso di non leggere più niente di Roth.

Invece, complice l’annuncio di ritardo del mio volo, l’assenza di libri nello zaino e un’edicola fornita solo di Harry Potter, Fabio Volo e Sophie Kinsella, dopo trenta minuti di indecisione ho scelto questo “Nemesis”, cioè la versione in inglese (vedi copertina qui allegata).

Detto questo, passiamo alla recensione vera e propria.

Francis Scott Fitzgerald disse “Mostratemi un eroe e vi scriverò una tragedia.” E’ proprio quello che Roth ha compiuto con il personaggio di “Bucky” Cantor.

Immaginate di aver trascorso un’infanzia diversa da quella dei vostri compagni di scuola, a causa della morte di vostra madre durante il parto e il passato da galeotto di vostro padre. Avete però trovato l’affetto della nonna materna; inoltre, per evitare che ripercorriate le orme di suo genero, il nonno ha inculcato in voi i valori della rettitudine, della responsabilità e della forza sia fisica che morale. Adesso avete ventitré anni, un fisico atletico; siete un buon lanciatore di giavellotto e istruttore di un campo sportivo a Newark.

Avete quindi tutte le carte in regola per essere un eroe dei tempi (siamo nel 1944), partecipando alla seconda guerra mondiale con i vostri coetanei per combattere tedeschi e giapponesi, oppressori degli ideali di libertà e democrazia. Ma non potete: la vostra pessima vista non vi fa passare la visita medica e la vostra domanda di arruolamento viene respinta.

Restando in città cercate comunque di compiere il vostro dovere verso la società, prendendovi cura dei ragazzini che giocano nel parco della “Weequahic section”. Ma anche qui avete un temibile nemico da affrontare: la poliomielite. Fanciulli senza colpa, un giorno giocano a baseball sotto la vostra tutela, e l’indomani vengono colti da paralisi; alcuni di questi moriranno.

L’epidemia metterà a dura prova le vostre convinzioni, il senso di responsabilità, il rapporto con Dio. E alla fine vi porterà a chiedervi cosa sia giusto fare.

Le ultime cinque parole nella versione inglese di questo capolavoro di Roth (vedi che i gusti cambiano?) ben rappresenteranno la tragedia di questo eroe di Newark.