Nebbia a Tangeri – Cristina López Barrio

È difficile che una lettura di un ebook mi riesca a coinvolgere tanto quanto una lettura su carta. Ho pensato spesso al motivo e sebbene inzialmente avessi dato la colpa alla bontà stessa della lettura, nel corso del tempo e dopo decine di titoli diversi che sono passati sul mio kindle, posso dire con certezza che non dipende dalla qualità del libro. Penso che il problema sia piuttosto nella lettura su schermo che rende più difficoltosa la concentrazione e non stimola la memoria.
Capita anche voi di ricordare pochissimo degli ebook che avete letto? Ricordo centinaia di storie lette su carta negli anni eppure non riesco a ricordare di cosa parlava quel libro scaricato e letto sul kindle non più di un paio di mesi fa.

Con Nebbia a Tangeri mi sono dovuta ricredere: nonostante la lettura su supporto elettronico, la lettura mi ha tenuta agganciata allo schermo pagina dopo pagina fino alla fine di questo romanzo evocativo e sensoriale. Tangeri è indubbiamente una dei protagonisti forti della storia con le sue stradine labirintiche, i profumi speziati del mercato, i vapori dell’hammam, le preghiere dei muezzin e i racconti delle leggende marocchine.

Flora vive una vita che non le piace più ed è per questo che una sera si lascia affascinare da Paul conosciuto in un pub di Madrid che la incanta con le storie dei suoi viaggi, il suo romanticismo e la fervida immaginazione. Lo stesso Paul che manca il secondo appuntamento sparendo nel nulla, anzi nel vento. Niente che noi donne non conosciamo già, same old story, ma Flora s’incaponisce anche perché di Paul le è rimasto un ciondolo e un libro che stranamente sembra proprio avere come protagonista il suo amante desaparecido.

Flora vola a Tangeri decisa a conoscere l’autrice del libro e tra disavventure varie, un nuovo amico e le videochiamate con l’amica psicologa a Buenos Aires, si rende conto che il romanzo che sta leggendo sembra sempre di più la vera storia del suo Paul portato via dal vento così come vuole la leggenda dell’ Aisha Kandisha:

«Sono emigrato a Marsiglia con la mia famiglia nel 1963, però chiunque abbia vissuto a Tangeri, per poco che sia, la conosce. Ricordo che mia madre diceva a me e ai miei fratelli che nessuno in questa città era solamente ebreo, o cristiano, o musulmano: eravamo quel che voleva il vento. Lei aveva amiche musulmane in cerca di un fidanzato che pregavano Sant’Antonio; amiche ebree che chiedevano un figlio alla Madonna e amiche cristiane che invocavano l’Aisha Kandisha di far scomparire il proprio uomo. Quindi, quando avrete una fidanzata comportatevi bene, ci diceva mia madre. Io avevo una paura atroce dell’Aisha Kandisha perché si portava via solamente gli uomini.»
«Nelle notti di vento, vero?» domanda Flora. Non riesce a mandar giù nemmeno una foglia d’insalata.
«Esatto. Lo deve chiedere una donna. L’Aisha Kandisha è una creatura notturna, con zampe di capra e busto di donna. Alcuni dicono che sia di una bellezza inusitata, con lunghi capelli neri e carnagione di miele; altri, al contrario, assicurano che quando mostra il suo vero volto è terribile. A volte bussa alla porta delle case, altre porta via gli uomini all’improvviso.

Non posso dirvi di più o rischio di rovinarvi il piacere della scoperta: è un libro nel libro, ben scritto, miscelato con una punta di giallo che non fa mai male, dal sapore agrodolce che vi assicuro deluderà la vostra fame di belle storie.