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Musica per organi caldi – Charles Bukowski

È la prima volta che recensisco una raccolta di racconti e credo che i racconti siano molto più semplici da scrivere che da recensire.
Personalmente quando scrivo un racconto tutto quello che ho da dire si concentra in un ‘unica storia e non si disperde, mentre nel recensirlo mi trovo di fronte alla diversità, talvolta anche stilistica, delle vicende e delle tematiche, ed è difficile ricondurle ad una.

Musica per organi caldi venne pubblicato per la prima volta nel 1983 negli Stati Uniti dalla Black Sparrow Press. L’edizione italiana è curata dalla Feltrinelli.
Lo stile dei racconti è unico: diretto, umano, semplice, profondo, quello che è lo stile di Bukowski, che io definirei geniale. Ovviamente la scrittura si adatta alle vicende, passando da un registro più crudo a un registro più malinconico, a seconda di ciò che ci racconta.

Le tematiche sono le più disparate, per lo più si tratta di racconti di quotidianità aventi Bukowski_musica-per-organi-caldiper protagonisti artisti o scrittori. Bukowski ha la capacità di descrivere la quotidianità senza scendere nel banale. Ciò che distingue un racconto della quotidianità profondo, da uno banale, è il punto di osservazione, gli occhi e l’interiorità dell’autore, la sua profondità nell’interpretare i particolari della vita, quelli su cui la maggioranza non riflette. Complice è la semplicità dello stile.

Alcuni racconti sono più surreali e fantasiosi, alcuni al limite del macabro (“410 chili” e “declino e caduta”).
Alcuni sono autobiografici, citerei “Come farsi pubblicare” ove l’autore, attraverso il suo alter ego Chinaski espone al lettore il proprio punto di vista sulla tecnica di scrittura: “L’abilità sta nell’esprimere concetti profondi in modo semplice”.

Infine alcuni colpiscono per la malinconia e il realismo attraverso i quali l’autore mette in evidenza la pochezza umana. Fra questi, citerei,” la morte del padre”, diviso in due parti, ove viene bene illustrato l’approfittarsi delle persone di fronte alla morte e “una birra al bar dell’angolo” ove l’autore descrive mirabilmente gli effetti del coalizzarsi del branco umano.

 

 

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Miriam Caputo
Recensione di
Miriam Caputo

Sono una divoratrice di libri, che ama la scrittura. Mi piace raccontare le storie che ho letto, ma anche inventarne di nuove e creare personaggi. Mi rispecchio in questa frase:
"Io voglio essere la trapezista, che fa il triplo salto mortale con il sorriso, la leggerezza, e non fa vedere la fatica dell'allenamento, perché altrimenti rovinerebbe il tuo godimento di lettore. Io voglio essere la trapezista e nulla voglio trasmettere della fatica del mio scrivere"
(Andrea Camilleri).

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