Mondo senza fine – Ken Follet

“Credibile” non pare un grande complimento, per un’opera di narrativa. Sembra riduttivo.
Quando leggiamo e apprezziamo una storia, però, senza riuscire a spiegare precisamente perché, siamo di fronte a qualcosa di credibile: non importa che sia fantascienza, che sia un romanzo storico o solo un flusso di coscienza. Senza sprecare superlativi o abusare di logore espressioni formate da aggettivo e avverbio, tipiche delle fascette che si trovano sui bestsellers o sulle quarte di copertina, è sufficiente quel termine per qualificare Mondo senza fine.
La lunghezza lo avvicina pericolosamente a una telenovela, a una soap, ma tante sono le epopee – dall’Iliade in poi – che evitano quella fine. La Divina commedia o Il signore degli anelli; anche 1Q84, sebbene si tratti di avventure più ricche di simbolismi rispetto al romanzo di Follet.
Mondo senza fine, infatti, disegna con precisione un quadro vasto e dettagliato come un’opera di Bosch, in cui il grottesco che governa la vita del priorato di Kingsbridge emerge spontaneamente dalle azioni dei personaggi, senza bisogno di monologhi interiori. Ogni tanto, per precisare gli stati d’animo o per riprendere le fila di un discorso interrotto qualche capitolo prima, l’autore commenta e integra i pensieri dei personaggi, senza però essere invadente. L’abilità che svetta su tutto, però, è la capacità di allargare lo sguardo e fornire una visione grandangolare dei fatti, senza dimenticare i particolari.
Quattro sono i personaggi principali che muovono la storia, le cui vite s’intrecciano dall’infanzia e non si sciolgono fino alla mezz’età (che nel Medioevo si poteva considerare vecchiaia). S’influenzano a vicenda, si fanno del male, si avvicinano e si allontanano; crescono insieme ed è avvincente assistere ai mutamenti delle loro vite, cambiate in maniera così diversa ma tutte legate da un destino comune. Forse davvero senza fine, perché il loro sangue scorrerà nelle vene dei loro discendenti, creando altre trame e continuando a combattere con orgoglio la causa ultima dei loro mali. L’ignoranza e la cattiveria dei potenti e dei religiosi.