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Molto forte, incredibilmente vicino – Jonathan Safran Foer

A me piace vedere le persone riunite, forse è sciocco, ma che dire, mi piace vedere la gente che si corre incontro, mi piacciono i baci e i pianti, amo l’impazienza, le storie che la bocca non riesce a raccontare abbastanza in fretta, le orecchie che non sono abbastanza grandi, gli occhi che non abbracciano tutto il cambiamento, mi piacciono gli abbracci, la ricomposizione, la fine della mancanza di qualcuno.

Disgraziatamente, tutti voi che state leggendo queste parole, siete testimoni viventi di uno dei terribili nodi della Storia dell’uomo, il giorno in cui insieme a due torri, sono venute già tutte le idee di sicurezza e di invincibilità del mondo occidentale. Che siate della schiera dei complottisti o dei patrioti americani, la tragedia umana è innegabile. Forse non possiamo ancora dire per colpa di chi o cosa, ma l’11 settembre 2001 sono morte 2.974 persone di circa 70 nazionalità diverse che è una cifra di morti assurda per una mattina come le altre in un paese ufficialmente non in guerra.

Avvenimenti come questi cambiano tutto e anche se non ne siamo ancora consapevoli, da quel giorno l’immaginario collettivo ha iniziato a cambiare, a partorire modi per raccontare l’orrore, per esorcizzare quelle morti in diretta televisiva.

Jonathan Safran Foer è uno di quegli artisti che ha attinto dall’infinito pozzo di emozioni di quella giornata e ne ha fatto il fulcro della sua storia: Oskar Schell è un bambino sveglio, con la testa piena di idee e di “invenzioni”, con le “scarpe pesanti” e il corpo pieno di lividi che a volte s’infligge quando pensa al suo papà, morto due anni prima nell’attentato alle Torri Gemelle.
Il ragazzino, nonostante l’incredibile gamma di paure e fobie che ha sviluppato dopo la tragedia, ha la mente 1veloce, la lingua tagliente e un’incredibile fantasia. Quando scopre tra gli oggetti del padre una chiave chiusa in una busta con la scritta “Black”, si convince che quello deve essere l’ultimo messaggio del genitore e parte alla ricerca della verità che lo porterà ben più lontano di quello che immaginava.

Alla storia del piccolo Oskar, si unisce quella di sua nonna, superstite ai bombardamenti di Dresda durante la Seconda Guerra Mondiale, ad un marito che l’ha lasciata sola appena incinta e alla morte del suo unico figlio in un attentato terribile.
Ancora una volta Foer ci riporta agli orrori della guerra, alle deportazioni, ai bombardamenti. Orrore su orrore, decennio dopo decennio, morti dopo morti. Impareremo mai?

Una storia bellissima: la penna di Foer non mi ha delusa dopo Ogni cosa è illuminata e anzi, posso affermare con certezza che ogni cosa che scrive è illuminata da un’incredibile bellezza e da un perenne stato di grazia.

 

 

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Recensione di
Sara D'Ellena

«La mia intenzione è raccontare una storia: in primo luogo perché la storia viene da me e vuol essere raccontata.» Philip Pullman.
Raccontare storie e costruire librerie (immaginarie ovvio!) è la mia passione e la mia unica missione.

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