Mia suocera beve – Diego De Silva

Mia suocera beve - Diego De Silva

Parlare della trama di “Mia suocera beve” (o del precedente “Non avevo capito niente”) sarebbe un po' riduttivo. Diciamocelo, importanti non sono solo le storie, ma gli interpreti e il modo di raccontarle.

Cambiamo strategia allora. Avete presente la frase di Andy Warhol "In the future, everyone will be world-famous for 15 minutes."?
 

Ecco, immaginate di:

  • non guardare le tabelle alla fermata dell’autobus e prendere puntualmente quello sbagliato

  • andare al supermercato e comprare cose di cui in realtà avete la dispensa piena

  • lamentarvi perché non prendete mai le decisioni; piuttosto le subite

  • essere biasimati da ex moglie e figli

  • pensare le risposte giuste quando però è troppo tardi

  • sopportare e sopportare e covare dentro l’astio, della serie “Ah, ma come ve la farei vedere io!”

    Supponete quindi che per l’ennesima volta vi mettano i piedi in faccia.

A quel punto, come i bambini che si scocciano di essere sempre rimproverati, tirate fuori gli attributi e aggredite verbalmente chi avete di fronte. Con una sicurezza e un’oratoria che vi invidierebbe qualsiasi penalista. E con delle argomentazioni ineccepibili, che rappresentano il vostro vissuto ma potrebbero andare bene per l’uomo della strada. Se ci fosse il pubblico come in TV (cosa che non potete fare a meno di immaginare, circondati come siete dai reality – e non di reality) farebbe sicuramente il tifo per voi.

Ottenete così i vostri quindici secondi (non minuti) di celebrità.

Subito dopo fate una gaffe, vi cascano le braccia e ricominciate tutto da capo.

Ecco, questo è Vincenzo Malinconico, avvocato dal cognome bluesy. E tradurre la parola “blues” come semplice malinconia sarebbe riduttivo, visto che dentro la sua testa troviamo molta auto-ironia e un carattere spesso fatalista, raramente ribelle (solo per il gusto di contraddire l’interlocutore e sfogare la frustrazione accumulata), perennemente indeciso, sempre pronto a guardarsi indietro e rimuginare.

Diego De Silva costruisce questo personaggio che in realtà ha poco di immaginario, tanto i suoi pensieri sembrano “rubati” dalla nostra testa. Perché leggi e ti ritrovi a dire: “Cavolo, queste cose le penso pure io ma non ho mai trovato le parole per esprimerlo! Anzi, certe cose non mi sono mai neanche accorto di pensarle, ma è così che la vedo!”. Ecco, l’autore riesce a mettere per iscritto i pensieri che abbiamo in sottofondo e anche quelli che non riusciamo ad ammettere.

Non solo. L'avvocato cliente fisso dell'Ikea riflette su improbabili conduttrici di programmi televisivi, combina guai con le donne della serie “Ma come faccio a incasinare sempre tutto?”, compie parallelismi con brani musicali cari all’autore (che mi ricordano vagamente gli intermezzi musicali di Bret Easton Ellis in “American psycho”). Il protagonista (o De Silva?) suonava pure la chitarra a la Clapton, cosa che me lo rende, se possibile, ancora più simpatico.

A metà strada tra la scimmia e il super uomo, anzi, tra Fantozzi e Bruce Willis, tanto per dire una stupidaggine, quanto detto sopra cerca di dare un'idea del “blues” del nostro Malinconico. "La verità." (cit.)