Mattatoio n. 5 – Kurt Vonnegut

Con Mattatoio n. 5 o La crociata dei bambini (Slaughterhouse-Five; or, The Children’s Crusade: A Duty-Dance With Death, 1969) ho completato la lettura della trilogia di Kurt Vonnegut (Indianapolis, 1922 – New York, 2007) acquistata a fine 2017. Non posso dire di avere scoperto uno dei miei autori prediletti, tuttavia di certo ho conosciuto uno scrittore interessante e stimolante.

Kurt Vonnegut si trovava a Dresda nel 1945 quando la città fu devastata dal terribile bombardamento alleato della metà di febbraio. Sfuggì alla morte poiché rifugiato nei sotterranei del mattatoio n. 5 dove lavorava come prigioniero di guerra. Nel capitolo iniziale del romanzo lo scrittore afferma che il libro racconta tutti fatti realmente accaduti, pur avendo lui provveduto a modificare i nomi. La storia narrata riguarda il giovane Billy Pilgrim, nato nel 1922 e mandato ventenne alla guerra. Catturato dai Tedeschi, internato, trasferito poi a Dresda nel mattatoio n. 5, Billy sopravvive alla guerra e torna in patria. Lì conduce una vita del tutto normale, o così pare, fino a che resta vittima di un incidente aereo al quale scampa fortunosamente e resta vedovo in circostanze grottesche. A questo punto Billy comincia a rivelare a radio e televisione i suoi viaggi nel tempo e i suoi contatti con gli alieni del pianeta Tralfamadore destando sconcerto in chi lo ascolta e preoccupazione nei familiari.

Billy è uno dei “bambini” a cui fa riferimento il titolo alternativo del romanzo, uno dei giovanissimi costretti ad andare in guerra molti dei quali mai più ritornati. E il romanzo è un grido contro la guerra, che distrugge case, ponti e città e devasta le anime. Billy Pilgrim ha imparato dai Tralfamadoriani che tutto è già accaduto e non può essere modificato e che non si muore mai veramente poiché si è sempre vivi in altri momenti del tempo. Come altro interpretare i viaggi nel tempo di Billy e i suoi racconti sui Tralfamadoriani se non come il tentativo di esorcizzare la paura della morte e il senso di ineluttabilità degli eventi che la guerra ha instillato in lui?

Lo stile di Vonnegut presenta anche in questo romanzo le sue caratteristiche tipiche: periodi brevi e lineari e un’amara ironia che attraversa il racconto. Non è uno scrittore che sia riuscito a coinvolgermi, forse anche proprio per il suo stile di scrittura. Ma certamente è un autore che merita di essere letto e meditato, sia quando il suo sguardo si rivolge all’indietro (come in questo caso) sia quando immagina il futuro (come in Piano meccanico o in Ghiaccio nove): in entrambi i casi Vonnegut ci pone di fronte a drammatiche distopie, reali o fantastiche , sempre trasfigurate dalla fantasia ma sempre anche realistiche e drammatiche. Che ci appartengono o rischiano di appartenerci. E di distruggerci.