Mani calde – Giovanna Zucca

Consigliando questo libro a una mia collega, le ho premesso che era divertente.

Poi ho cominciato a riassumerle la trama e in effetti all’inizio non sembrerebbe così allegro: un bambino è in coma a seguito di un incidente, la madre si dispera sentendosi in colpa per l’accaduto, il primario responsabile dell’intervento è odiato da tutti.

Invece. Intanto l’esito del trauma è raccontato all’inizio del romanzo, quindi nessuna suspence né tragedia.

Poi. Dicono che se recitate a fianco a un bambino o a un cane, questi vi toglieranno la scena. In effetti Davide, nove anni e in coma, è il personaggio più interessante del libro. Il suo modo di capire le persone al di là delle apparenze lo rende più profondo di tutti gli adulti presenti nel testo, forse troppo indaffarati nella loro routine per fermarsi a riflettere, comprendere, aprirsi.

Subito dopo viene il primario, Pier Luigi Bozzi. Classico binomio talento sul lavoro/pessimo carattere. Be’, indovinate un po’? L’incontro tra il dottore e l’ennesimo bambino da operare al cervello farà scattare qualcosa dentro il “cafone” che, come direbbe Davide, è “bravo” ma chi gli sta attorno non lo capisce perché lui ha paura di amare.

A seguire, in ordine decrescente di importanza, tutti gli altri. La madre è delineata tra le pagine di “Mani calde”, nella sua sofferenza, speranza, tra crolli e risalite.
Il resto dei personaggi (il padre Paolo, lo staff, la filosofa) è appena accennato, spesso raccontato dalle percezioni del bambino sul lettino.

Com’è quest’opera di Giovanna Zucca, che nella vita lavora proprio in ospedale?

Niente di particolarmente originale o ricercato, OK.
Però. Questa favoletta per tutte le età, tra chiacchiere di spogliatoio e nevrosi non troppo approfondite, sa essere commovente. Un bambino speciale, che mi ricorda vagamente “Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte”, sconvolge l’ordine delle cose. Chi non vorrebbe un incontro così? Ma scaldatevi le mani prima di abbracciarlo!