L’uomo che trema – Andrea Pomella

Anche nel 2019 ho voluto seguire da vicino la sezione Narrativa del Premio Napoli, promosso dalla Fondazione omonima che cerca di stimolare la cultura e l’impegno civile nel territorio napoletano. Fra i tre finalisti, ho voluto subito affrontare il libro che temevo di più per l’impatto emotivo, un romanzo sulla depressione di Andrea Pomella (Roma, 1973) intitolato L’uomo che trema. Il libro che poi è risultato vincitore nella sua categoria.

A. P. vive con la compagna Grazia e il loro figlio di sette anni Mario a Roma e lavora nella Scuola del cinema dopo dieci anni avvilenti in un ufficio parastatale. Fin da bambino si porta dietro una malinconia, un’angoscia di non-senso che nelle stagioni calde si acuisce per affievolirsi in quelle fredde. Quando la situazione precipita, in un giorno di giugno, Grazia gli prenota una visita da uno psichiatra. A.P. comincia così una terapia farmacologica che comporta numerosi effetti collaterali fastidiosi e dolorosi e che, pur corretta più volte, non sembra sortire effetti. Lo psichiatra, inoltre, appare al paziente privo di empatia e così A.P. decide di cambiare medico. La terapia continua, tra alti bassi; ma con nuove dosi, con l’arrivo dell’autunno e dell’inverno, con una necessaria resa dei conti col passato, sembra finalmente che il peggio sia dietro le spalle.

Il libro alterna la narrazione degli eventi del presente con quella di eventi passati che riemergono per le più diverse associazioni di idee e con le riflessioni che A.P., io narrante della vicenda, svolge intorno al suo male. Un male che chi non l’ha conosciuto non può comprendere e che molti banalizzano; un male subdolo, che deforma noi stessi e il mondo ai nostri occhi togliendoci l’autostima e facendoci sentire irrimediabilmente diversi e distanti dagli altri; un male che succhia via tutte le energie, che fa sprofondare nel silenzio e nel non-senso, che agghiaccia e opprime, che conferisce una lucidità esasperata e al tempo stesso priva del controllo di sé. E che spesso ci illude di essere stata sconfitta.

Memoir autobiografico, più che romanzo in senso stretto, L’uomo che trema è un libro scorrevole ma durissimo, che riesce a far sentire al lettore l’altalena delle emozioni di un depresso, la spietata autoanalisi e la disperazione, l’angoscia, il panico, il malessere fisico che si accompagna a quello interiore, gli effetti collaterali devastanti dei farmaci. Ma infine regala anche una speranza, che ha il volto delle persone che non ci abbandonano nel baratro e nasce anche dal coraggio di guardare al fondo del proprio male.

I lunghi flashback mostrano chiaramente che ci sono degli eventi che ci segnano, ma che non tutti reagiamo allo stesso modo e che un’anima più fragile può non riuscire a risalire quella che per altri è solo una piccola china. Ma la vicenda narrata mostra anche che i traumi (in particolare quelli infantili,  che colpiscono più nel profondo perché a quell’età si è più indifesi) devono essere affrontati: solo così si può sperare di ridimensionarne l’effetto devastante, evitando di restare annientati.