L’ottava vita (per Brilka) – Nino Haratischwili

Ho cominciato a leggere l’imponente L’ottava vita (per Brilka) di Nino Haratischwili durante le vacanze estive e ho terminato la lettura proprio con il primo temporale di autunno.
Il mio consiglio è di intervallare questo libro con altri romanzi (magari più brevi), sia perché così potete sfoltire più velocemente la pila dei libri non letti che avete a casa (la mia sarà alta come un bambino di 10 anni ormai!), sia perchè potete dare il tempo alle intense vite raccontate in queste pagine di sedimentare dentro di voi prima di passare alla successiva.

Le radici di questo romanzo lungo un secolo si trovano nella Georgia dei primi anni del 1900, paese che sarà protagonista del romanzo tanto quanto i personaggi che ne animano le pagine, ad iniziare da Stasia e da sua sorella Christine (alle quali vengono dedicati i primi due libri) passando attraverso sei generazioni e approdando al 2004 con la bisnipote Brilka alla quale è dedicata l’intera storia della sua famiglia.

Tu sei un filo, io sono un filo, insieme formiamo un piccolo ornamento, e insieme a molti altri fili formiamo un motivo. I fili sono tutti diversi, diversamente grossi o sottili, tinti con diversi colori. Se li prendi singolarmente i motivi sono difficili da distinguere, ma se li osservi legati l’uno all’altro rivelano storie fantastiche.

Come vi anticipavo la Storia non fa solo da sfondo a questa intensa saga famigliare ma è una l'ottava vitaprotagonista invadente che condiziona e trascina la vita di tutti i componenti della famiglia Jashi: la Georgia e le sue lotte per l’indipendenza, l’amore/odio per la Russia, la Seconda Guerra Mondiale, Cernobyl, la guerra fredda, la perestrojka; il tutto unito a passioni obnubilanti, amicizie che superano decenni, violenze, dolore, tragedie e una ricetta segreta per una cioccolata che sembra legata ad una maledizione che colpisce chiunque l’assaggi.

Con le sue 1129 pagine e i suoi 930 grammi di peso, L’ottava vita (per Brilka) non è di certo un libro da tenere in borsa ma poteva essere diversamente se si racconta la storia di sei generazioni di una famiglia che ha attraversato il secolo rosso?