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London – Edward Rutherfurd

Questo è certamente, da uno speciale punto di vista, un libro di viaggio. Ma chiamandosi London, potete facilmente immaginare che non è un viaggio nel senso comune del termine – non nello spazio, quindi: ma nel tempo.
A Londra stiamo e a Londra rimaniamo, per tutte le mille pagine del romanzo (storico-fiction, mi azzardo a definirlo): ma la città sotto i nostri occhi, nelle prime pagine del libro, non esiste ancora. E’ poco più di un insediamento umano nei pressi di un fiume, visto con gli occhi di un ragazzo con una ciocca bianca tra i folti capelli: ed è attraverso quegli occhi, e quelli dei suoi molti discendenti, che seguiremo la nascita e la crescita di una città straordinaria.

Dapprima poco più che un villaggio, poi un porto effervescente, poi un formicaio composto da case affollate l’una sopra l’altra, fino alla città che conosciamo e che molti di noi amano (io per prima, come vi sarà ormai ovvio). Il Grande Incendio e lo sbocciare del teatro elisabettiano, i celti e i romani e poi i cristiani, Enrico VIII, la regina Vittoria, piccola nobiltà e l’arrivo della borghesia, speranze infrante o nate a bordo di una delle migliaia di navi che hanno sfiorato Londra. Il filo conduttore, come vi dicevo, è una famiglia che cambia nome attraverso i secoli ma non cambia la sua essenza: il carattere originario e quella ciocca di capelli bianchi che ci permette di rintracciarli dovunque e diventare amici, nelle verdi campagne come negli uffici polverosi, in case ricche o miseri tuguri, fino agli appartamenti odierni persi in una città ormai immensa e confusa.
E’ un libro imponente, e a volerla dire tutta a volta si fa un po’ pesante, un po’ lento per i miei gusti. Ma non potevo lasciarlo abbandonato sul mucchio dei libri scontati del supermercato…prima di tutto, perché porta il nome del mio grande amore; e secondo, perché come in tutti i grandi amori ho sempre voglia di sapere di più sull’oggetto della mia passione.
Apprezzo il fatto che Rutherford abbia mischiato realtà e invenzione con cura, attenzione, e la giusta dose di fantasia; si è ben documentato, ogni cosa frutto della sua creatività è spiegata in modo da far capire al lettore la probabilità che quanto raccontato sia in qualche modo potuto accadere anche in realtà (a tal proposito, non dimenticate di leggere l’introduzione!). Insomma, non è solo un romanzo piacevole e interessante, anche se lungo: è un ottimo modo per saperne di più sulla storia inglese, e sulla capitale britannica in particolare.

Enjoy!

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Recensione di
Silvia Righetti

"Tutto quello che vedo mi ricorda qualcosa che ho letto in un libro... ma non dovrebbe essere il contrario? " (cit.); sono una grafomane, oltretutto, quindi dove altro pensavate di potermi trovare?

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4 commenti
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