Logos & Eros #4 – La bruttina stagionata, Carmen Covito

Questo non è propriamente un libro erotico,  ma a mio avviso merita di stare qui, per motivi diversi personali e letterari – non ultima l’originalità, per i tempi di allora, che presenta nel parlare di donne e di sesso.

Ho letto La Bruttina Stagionata quando avevo a malapena dodici anni, era uno dei tanti libri lasciati “in giro” da mia madre, che io puntualmente trafugavo e leggevo la sera sotto le coperte. Mi aveva da subito colpito molto, scatenando i primi stravolgimenti ormonal-letterari della mia vita. L’ho ripreso in mano di recente, dopo aver scoperto che l’autrice ha appena pubblicato un nuovo romanzo, “Le ragazze di Pompei”, ancora una volta a tema ironico ed erotico. Dopo averne letta qualche pagina, mi sono resa conto che le sensazioni non erano affatto cambiate – nonostante ne abbia lette di cose, da allora! – questo libro presenta ancora una forza dirompente e dissacratoria a cui è estremamente difficile resistere.

Marilina Labruna – adorabile gioco di parole con Marylin Monroe, di cui rappresenta l’antitesi – è bruttina, goffa e parecchio sfortunata con gli uomini. Potrebbe tranquillamente essere la progenitrice di tutta quella sequela di Bridget Jones, Becky Blomwood e compagnia bella che da allora hanno invaso le pagine della cosiddetta letteratura chick-lit: ragazze normali, impacciate e imbranate, che dopo mille peripezie tragicomiche finiscono finalmente per conquistare il principe azzurro del circondario, che da sempre le ha amate in segreto senza mai confessarlo perché – ahinoi! – è pure timido e discreto. Fortunatamente, questi tempi erano ancora lontani e la Covito si affranca da subito da qualsiasi tipo di clichè.

Marilina, dotata di una simpatia travolgente e di un meraviglioso sguardo ironico e cinico sulla vita, a un certo punto – ben lungi dall’accettarsi per come è, anzi, maledicendo continuamente la mancanza di gambe lunghe e boccoli biondi – scopre all’improvviso che queste sue caratteristiche la rendono assolutamente irresistibile. Così, si trasforma suo malgrado in una mangiauomini circondata da pretendenti di ogni sorta e – benché ancora a disagio in questo ruolo per lei assurdo – decide di approfittarne prendendosene il meglio. Non ci sono però principi azzurri nella vita di Marilina, ma uomini sgangherati e improbabili quanto lei, pieni di difetti irrisolti, vizi e fobie. Personaggi estremamente pittoreschi e a loro modo poetici, coi quali la vita di Marilina si intreccia a filo doppio, creando avventure rocambolesche sempre al limite del surreale. Si passa dal giovane straniero rimorchiato in discoteca con cui trascorre una notte quasi comica di sesso sfrenato, dall’innamorato non corrisposto che si rivolge perfino a una maga per fari sì che lei lo ricambi, fino al classico belloccio ricco che è circondato da belle ragazze di ogni sorta ma impazzisce per lei, al punto tale da tentare di ucciderla (con una scacciacani, non ci sono tragedie in questo mondo da fumetto) quando lei alla fine rifiuta di sposarlo.

L’ironia trapela da ogni pagina, da ogni sospiro, da ogni scena al buio, ma non è l’ironia grossolana dei mutandoni di Bridget Jones, bensì qualcosa di molto più sottile, acuto, intelligente – che non ti fa ridere ma sorridere, non ti fa divertire ma pensare. In una Milano periferica e surreale di inizio anni Novanta, popolata da personaggi sui generis splendidamente caratterizzati, Marilina ci mostra che si può resistere a tutto, che l’ironia è e rimarrà sempre l’unica forma di sopravvivenza e la migliore arma di difesa. Dove l’amore e il desiderio sono come un vaso di cristallo che, se cade sulle scale e si rompe, si può sempre incollare. E, se non sarà mai più come prima, ce ne faremo una ragione – la vita va sempre  avanti.