Lo scaffale della poesia #5 – Le Aspettative, Gabriele Carù

C’è chi pensa che i poeti non esistano più. Secondo me, invece, qualcuno lo fanno ancora.

Le poesie – stralci di vita, pensieri, riflessioni, immagini oniriche e reali – contenute nella raccolta Le Aspettative sono scritte, questo è chiaro fin dall’inizio, da qualcuno che ha da sempre colto tutte le sfumature, gli angoli storti, le domande spezzate a metà presenti nella vita. Quando succede qualcosa – che sia un fatto, un’emozione, un’idea – è sempre il caso, per chi ci riesce, di esplorarla in modo obliquo, svuotarla come se fosse un secchio troppo pieno, per guardare cosa rimane sul fondo. Non si tratta soltanto del porsi delle domande, quanto di vivisezionare – uso volutamente questa parola sgradevole, tagliente – gli accadimenti del mondo, per scoprirne ragioni e possibili evoluzioni, echi nascosti ed enigmi senza risposta. Tutto questo senza mai perdere una delicatezza e un’innocenza davvero rare, che traspaiono da ogni immagine poetica, per quanto cruda e violenta possa essere.

Le Aspettative è la somma di un’adolescenza e prima giovinezza di una persona che ha avuto molte risorse per esplorare il mondo, ma che ha anche ricevuto in dote dal fato un animo sensibile e attento, uno sguardo malinconico sulla vita, un gusto per la tristezza e per i lati bui e – allo stesso tempo – un grande amore per la vita stessa, per il mondo e per tutte le creature – storte, finto emozionate, fallaci e coraggiose – che lo abitano. Amore, rancore, disperazione, inedia, scoraggiamento, indifferenza, tristezza, rari sprazzi di gioia: il tutto espresso con una voce particolare e potente, che riporta alla mente a ogni pagina immagini e ricordi non solo di ciò che eravamo, ma anche di quello che saremmo potuti diventare.

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