Lo scaffale della Poesia #3 – Robert Louis Stevenson

La realtà vista attraverso gli occhi di un bambino: forse è questo il segreto dei grandi scrittori dai quali ancora oggi impariamo ad interpretare il mondo, la storia, ad afferrare un piccolo pezzo del senso della vita. Il grande tesoro della nostra umanità è infatti racchiuso in un nascosto forziere, in quell’isola della tradizione che, fuori dalle rotte della modernità, è certamente raggiungibile grazie ai nostri potenti mezzi di informazione, ma che per divenire abituale approdo ha bisogno della curiosità della riscoperta. Così è per chi legge Child’s garden of verses, magari attratto dalle canzoni dei pirati de L’isola del Tesoro. L’edizione proposta (Il mio letto è una nave) è, anche qui, con testo originale a fronte: nonostante la traduzione di Roberto Mussapi sia perfetta nella resa italiana, non si può tralasciare di leggere le ritmiche rime scozzesi, tipiche delle filastrocche, di Stevenson che torna bambino.

Stevenson utilizza l’esperienza letteraria dell’adulto mettendola al servizio del bambino, che ancora può rivivere in lui. Ciò che più nutre la fantasia di un bambino è il passaggio dalla luce del giorno al buio della notte, passaggio in cui bisogna affrontare le più grandi prove di coraggio. Ed è esattamente dopo la soglia del crepuscolo, quando, raggiunta la propria camera e il proprio letto, che ci si ritrova al sicuro dalle ombre spaventose dell’ignoto.

La notte regna nel buio e lo produce/scruta dalla finestra, preme oscuramente/striscia negli angoli dove non giunge luce,/si agita con la fiamma incandescente.

Ora il mio piccolo cuore batte forte,/sento sul capo il fiato dell’Uomo Nero,/intorno alla candela le ombre distorte/marciano sulla scala, infernale sentiero.

In questo letto, divenuto un vascello per solcare il mare del sogno, il bambino impara a diventare un uomo. Stevenson ricorda le storie raccontate dalla bambinaia Cummy, i giochi d’avventura con i suoi cugini e amici, e tutto, attraverso questi occhi innocenti e fantasiosi, pur attraversati dalla luce dell’uomo adulto, assume le dimensioni del fantastico e del meraviglioso. Così il piccolo Louis osserva attentamente il lavoro del lampionaio ogni sera, ad ogni crepuscolo: come Leerie accende mille luci nella notte per illuminare le strade buie e consentire agli uomini di camminare nel paese delle ombre, così lo scrittore lascerà, da adulto, una scia luminosa mediante la quale altri uomini potranno orientarsi. Com’è lontano Stevenson dal realismo del suo tempo, e com’è vicino, in fondo, al romantico e all’avventuroso della letteratura esotica della generazione a lui precedente.

Quando alla fine del libro, leggiamo le ultime strofe, prima del definitivo congedo, ci sembra che l’autore possa ora trattenere tra le mani l’intero arco della vita in un solo istante:

Passerà il tempo e la ruota del fiume/ruoterà ancora con le sue schiume,/col suo ruggire anche quando i bambini/saranno lontani coi loro destini.

Reduci infine dall’India o dal mare/soldati e eroi ci tocca tornare,/e la ruota girerà ancora/nella corrente del fiume, come allora.

Tu, col soldino di quando abbiamo litigato,/io con la biglia che mi hai regalato/ognuno anziano, elegante e onorato/saremo qui, a ricordare il passato.

L’autore de Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde ha così tracciato il sentiero luminoso della moderna letteratura e poesia fantastica.