Lo scaffale della Poesia #1 – Anna Achmatova

Nella nostra Libreria non poteva certamente mancare uno scaffale dedicato alla poesia, ed è per questo che sono molto lieta di presentarvi quest'ulteriore nuova ru1 - Lo scaffale della Poesia - Anna Achmatovabrica a scadenza bimensile, nella quale si parlerà di poesia e dintorni, di poeti, di poetiche, ma soprattutto dove vorrei parlassimo dei vostri gusti in merito, delle vostre considerazioni e riflessioni. Non si può dubitare del fatto che oggi la poesia sia un genere molto meno in voga rispetto al romanzo. Un genere difficile, di scarsa e non immediata fruibilità… Eppure la poesia nasce forse prima della prosa, nella storia delle culture di tutto il mondo. Il modo di narrare storie, infatti, prende vita attraverso le canzoni popolari, più che altro tramandate oralmente, in versi e rime, in modo da poterne favorire la memorizzazione.

Agli albori delle civiltà, l'epica, ( e in seguito, il teatro) quel grande contenitore di storia, fatti mirabili, invenzione "romanzesca", dagli intenti didattici e pedagogici, fu per secoli l'unico genere letterario di cui il popolo cibasse il proprio spirito, la propria immaginazione, il proprio intelletto. Nel corso del tempo l'epica, i "cantari di gesta", hanno lasciato il posto a varie mode e modi di far poesia, ma questi componimenti, brevi o lunghi, modellati in versi, con o senza rima, da sempre racchiudono un'intensità espressiva che la prosa riesce a donare solo in rare modalità.

Per inaugurare dunque, questo nuovo spazio, vorrei iniziare col raccontarvi la poesia dal punto di vista di una delle più grandi poetesse del secolo scorso, Anna Achmatova, pseudonimo di Anna Gorenko (1889 – 1966).
Per poter parlare più agevolmente della poetessa e della sua poesia, dobbiamo però fare un passo indietro e raccontare del movimento poetico in cui l'Achmatova si colloca all'inizio della sua esperienza letteraria.
Non bisogna dimenticare che uno dei maggiori centri della letteratura d'inizio secolo fu proprio la Russia. Nel 1917, nonostante il Paese vivesse il passaggio dall'impero zarista alla stagione rivoluzionaria bolscevica, negli anni immediatamente posteriori alla rivoluzione, si ebbe una proliferazione di gruppi e tendenze che accompagnò la rinascita sociale, e nonostante il nuovo governo dovesse affrontare problemi enormi ( dalla carestia e mancanza di cibo,  alla guerra civile e tentativi di invasione da parte degli eserciti ex alleati) pur nel clima di autarchia e ristrettezza materiale a ricevere forti impulsi furono un po' tutte le arti, dalla musica alla poesia all'urbanistica e architettura, al teatro e al cinema.  Acmeismo, cubofuturismo, costruttivismo, imaginismo, proletarismo, sono alcuni dei movimenti spesso coesistenti che operano in questo periodo.
Soffermandoci un poco sul movimento acmeista, fondato dai poeti Gorodeskij e Gumilev, (quest'ultimo, primo marito della Achmatova) possiamo dire che il movimento sorse nel 1912 in antitesi al simbolismo e alla sua concezione della poesia come attività mistica, e aspirò alla tensione verso una rinnovata concretezza espressiva. Di qui l'ansia degli acmeisti per una poesia 'realistica', commisurata alla capacità della parola di raggiungere l'"acme", ovvero l'essenza più valida e segreta dell'oggetto rappresentato.  Mentre con la morte di Gumilev, fucilato nel 1921 a Pietrogrado, accusato dai bolscevichi di aver partecipato ad un complotto monarchico, l'esperienza acmeista ebbe termine, Anna Achmatova, aderente al movimento sin dagli esordi, continua a mantenere la sua produzione poetica costante, proprio nel periodo in cui la rivoluzione avrebbe dovuto portare aria di rinnovamento nell’arte, un rinnovamento socialista. Fu per questo che Anna visse praticamente come esiliata in patria, senza possibilità di pubblicare le sue opere, in quanto malvista dal regime a causa dell'arresto e della condanna a morte di suo figlio Lev, pena poi commutata nella deportazione, evento a cui dedicherà molte delle sue poesie più toccanti.

I suoi versi, infatti, caratterizzati da una profondissima sensibilità introspettiva, giungono estremamente delicati alla nostra mente: quasi dei sospiri tristi, senza chiasso, senza ansia, pregni di dolore e di nostalgia. In una poesia del 1911, dalla raccolta "Sera", infatti scrive:

Strinsi le mani sotto il velo oscuro…
“Perché oggi sei pallida?”
Perché d’agra tristezza
l’ho abbeverato fino ad ubriacarlo.

Come dimenticare? Uscì vacillando,
sulla bocca una smorfia di dolore…
Corsi senza sfiorare la ringhiera,
corsi dietro di lui fino al portone.

Soffocando, gridai: “E’ stato tutto
uno scherzo. Muoio se te ne vai”.
Lui sorrise calmo, crudele
e mi disse: “Non startene al vento.

La poesia è qui ridotta all'osso: scarna, ma estremamente intensa, imbevuta di sentimenti reali, concreti, vissuti. L'unico simbolo che rintracciamo è il "velo oscuro" sotto cui si stringono le mani. E gli ultimi versi echeggiano tutta la desolazione dell'abbandono, in quel sorriso calmo ma tuttavia crudele, di un uomo che si preoccupa, in quell'attimo tanto tragico, di qualcosa di tanto insignificante, e amaramente ironico, come "lo starsene al vento".
Così come quando trascorre 17 mesi davanti alle carceri dove hanno arrestato il figlio, insieme alle altre madri dei condannati a morte, scrive:

No, non sono io, è qualcun altro che soffre.
Io non potrei essere così, ma ciò che è accaduto
neri drappi lo coprano,
e portino via le lanterne…
   Notte.

Qui il dolore, con quei drappi neri, copre persino i versi, nascondendoli alla vista insieme alla mancanza di luce delle lanterne. In una manciata di versi l'Achmatova ha saputo condensare l'intensità della sofferenza di una madre che non vede altro che il buio nel proprio cuore, al punto da pensare che sia impossibile che stia soffrendo in quel modo proprio lei e non qualcun altro.

Due anni prima della morte, avvenuta nel 1966, riceve il permesso di lasciare la Russia per venir insignita, in Sicilia, del premio “Etna – Taormina”. L’anno seguente presso l’università di Oxford riceve la laurea honoris causa. Le associazioni culturali russe la riabilitarono allora come una dei massimi poeti sovietici del secolo.